Nove persone rinviate a giudizio per il crack della Iris Biomedica di Senise. La decisione è giunta al termine dell’udienza preliminare davanti al gup di Lagonegro, Vincenzo Del Sorbo. Al processo, che comincerà il 27 aprile 2011, saranno chiamati come imputati G.B., di Senise, P.D.L., di Tursi, V.V., di Santa Maria Capua a Vetere, N.D., di Casapesenna (Caserta), A.F., di Senise, L.B., di Senise, R.C., di Sapri, G.B., di Senise, e P.B. di Chiaromonte. Il primo era l’amministratore delegato della Iris Biomedica, mentre gli altri otto imputati hanno fatto parte dei vari consigli di amministrazione succedutisi dal 1994 all’epoca del fallimento dichiarato dal tribunale di Lagonegro il 5 aprile del 2004. L’accusa, per tutti, è di concorso in bancarotta fraudolenta documentale. Secondo il teorema accusatorio, gli imputati, con una serie di “trucchi”, rendevano impossibile la ricostruzione delle vicende connesse al patrimonio e al movimento di affari dell’azienda che produceva prodotti farmaceutici. Una serie di operazioni sospette, come il pagamento di 1 miliardo e 300 milioni delle vecchie lire versati in varie rate, tramite assegni circolari, in favore di una persona che non compare tra gli indagati. Un’operazione che per l’accusa copre altro, mentre per la difesa è legittima in quanto rappresenterebbe la restituzione di un debito e la persona a cui sono stati versati gli assegni, sempre secondo i difensori degli imputati, altri non sarebbe che il cosiddetto presentatore, ossia colui delegato dal segretario comunale proprio per il recupero delle cambiali insolute al fine di evitare i protesti. Il collegio difensivo composto dagli avvocati Sole, Ferrara, Lavitola, Carluccio, Bailbi e Izzo, si dice convinto di riuscire a dimostrare, nel corso del dibattimento, la totale estraneità di tutti gli imputati a qualsiasi ipotesi di condotta illecita. La difesa sostiene la legittimità dell’operato sia dell’amministratore delegato sia del consiglio di amministrazione della fallita Irisi Biomedica. Il fallimento della Iris giunse in seguito ad un’istanza di concordato preventivo non rispettata. L’amministratore della Iris non depositò la somma di 55mila euro nel termine di otto giorni.
Pino Perciante
La gazzetta del mezzogiorno
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