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Caso Claps, CSM incaricato di indagare su condotta della pm Genovese

22/11/2010



Al Consiglio Superiore della Magistratura è stato dato incarico di valutare la condotta della dottoressa Felicia Genovese, il pm che nel 1993 era titolare delle indagini sulla scomparsa di Elisa Claps. Lo ha comunicato il direttore dell'Ufficio degli Affari per l'Amministrazione della Giustizia della Presidenza della Repubblica, in una lettera inviata all'indirizzo di don Marcello Cozzi, responsabile del coordinamento lucano di Libera: l'associazione antimafia che ha richiesto la verifica dell'operato del magistrato. “Gentile don Cozzi – si legge nella lettera - la informo di aver trasmesso la sua lettera a detto organismo cui compete la valutazione sulla condotta dei magistrati e, quindi, nella specie, la valutazione su quella della dottoressa Genovese, all'epoca dei fatti assegnataria del procedimento penale sulla scomparsa della giovane Elisa”. “Abbiamo deciso di rivolgerci al Csm – aveva dichiarato don Cozzi – perché nelle indagini sull’omicidio di Elisa ci sono passaggi mai chiariti e vogliamo che finalmente sia fatta luce. Ribadiamo con forza quanto già affermato in passato sull’inopportunità che il marito di un pm antimafia in passato abbia avuto contatti telefonici con uomini della 'ndrangheta. E ancora ci chiediamo: come può, alla luce di quei fatti, continuare ad esercitare la professione di giudice? A noi non interessa che la giustizia dica che questo non è reato perché si tratta di una questione di opportunità. Ci siamo rivolti al presidente Napolitano in qualità di presidente del Csm perché è l’unico che ci da garanzie. In lui abbiamo fiducia – ha aggiunto il coordinatore di Libera - e per questo gli abbiamo chiesto di aiutarci a chiarire quali e quanti livelli di copertura hanno permesso che l’omicidio di Elisa Claps rimanesse impunito per 17 lunghi anni. Le leggerezze e i depistaggi del 1993 hanno condizionato le indagini alla base. Se gli investigatori di Salerno oggi hanno difficoltà, è per il lavoro svolto 17 anni fa. Nessuno vuole essere il giustizialista di nessuno ma è importante che inizi a passare l’idea che la verità giudiziaria non sempre coincide con la verità storica. E nel caso di Elisa abbiamo la forte percezione che la verità giudiziaria non ha dato nessuna risposta, anzi – ha concluso don Cozzi - spesso ha rappresentato la pietra tombale che è stata messa sulla verità dei fatti”.



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