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| Castronovesi in pellegrinaggio a Napoli |
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14/11/2010 |
| Come ogni anno, i castronovesi hanno effettuato il tradizionale pellegrinaggio di novembre nella Basilica napoletana di San Paolo Maggiore, per pregare sulle spoglie di sant’Andrea Avellino.
Una quarantina di fedeli, ai quali si sono aggiunti molti castronovesi che vivono in Campania, sono partiti dal paese lucano prima dell’alba, per giungere alle dieci nella città partenopea. Il gruppo era accompagnato da Maria Olimpia Graziano, vice Sindaco, da don Domenico Martino, Parroco e da Pierino Ruberto vice Presidente della Pro-loco.
A san Paolo Maggiore sono stati accolti da padre Carmine Mazza, Preposito della Basilica e Preposito Provinciale dei Teatini d’Italia e da tutti i teatini della Casa napoletana: padre Innocenzo Cuniglio, padre Luigi Ferro, Adam Marek Kowalezykowisky, Ignazio Pietronsini e il novizio Angelo Stabile.
Don Domenico Martino ha celebrato la Santa Messa nella Cappella del Santo, assistito dal novizio Angelo e da Ignazio che ha curato i canti.
Sull’altare era esposta al culto la teca contenente il sangue del Santo. Per la funzione religiosa è stato utilizzato il calice d’argento donato, dalla comunità castronovese ai Teatini, il 16 novembre 2008, in occasione del Quarto Centenario del transito al Cielo del Santo.
Sull’altare Maggiore e sull’altare della Cappella del Santo c’erano due artistiche tovaglie realizzate da donne di Castronuovo e donate ai Teatini il 5 aprile 2008.
Al termine della funzione religiosa c’è stato il tradizionale ringraziamento ai Teatini, fatto in versi da Aldo Bulfaro, seguito dal bacio della teca contenente il sangue e dalla visita alla stanza dove il Santo visse.
Subito dopo, il gruppo è ripartito per Roma, dove stasera e domani parteciperanno ai festeggiamenti del Santo nella Parrocchia di Sant’Andrea Avellino, curata da don Claudio Occhipinti.
Tra la comunità di Castronuovo e quella della Parrocchia romana, da alcuni anni c’è un solido gemellaggio.
Nicola Arbia
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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