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| "Cittadini digitali o sudditi analogici?" Un seminario a Matera con il forMedia |
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8/11/2010 |
| Si è tenuto a Matera il seminario promosso dall’Associazione della Stampa di Basilicata e dal For Media (che da anni si occupa della formazione e degli aggiornamenti professionali dei giornalisti lucani) dal titolo “Cittadini digitali o sudditi analogici?”, con il collega Pino Bruno, giornalista Rai ma, soprattutto, grande appassionato ed esperto della professione “in rete”. Un incontro lucido, che ha toccato le più svariate tematiche in materia di giornalismo nell’epoca del digitale, facendo leva sulla consapevolezza della potenzialità della rete ma anche della poca disponibilità ad utilizzarla in tutte le sue potenzialità.
Il dilemma che oggi più che mai ci si pone è: con internet a che servono i giornalisti?
Il paradosso è questo. “La sovrabbondanza di notizie all’interno del mondo virtuale- ha spiegato- fa sì che il ruolo dei -mediatori giornalistici- sia quanto mai strategico”. I giornalisti oggi, devono mediare tra il pubblico e le notizie. Più è indipendente, meglio servirà il suo utente.
La carta stampata è destinata a morire?
“Con l’avvento di internet si ricrea lo stesso dibattito che ai primi del ‘900 accadde con l’avvento della radio. I giornali non moriranno mai, devono adeguarsi e costruire un approccio diverso.
Stessa situazione con la televisione o con i video terminali alla fine degli anni Settanta”.
Un adeguamento dei mezzi di comunicazione di massa che, come la storia insegna, dalla pittura, al cinema, fino ad oggi, non scompaiono, ma si “trasformano”.
“Oggi non siamo nemmeno nelle condizioni di sapere come i giornalisti lavoreranno fra 10 anni.
Quindi: qual è il ruolo del giornalista? Il “nuovo” ruolo del giornalista?
“Deve mediare tra la notizia e il pubblico, tra emittente e ricevente. I “nuovi-vecchi” media ci costringono ad aprire ancora di più gli occhi, per un “sovraffollamento” delle fonti; non più solo fonti istituzionali, ma anche motori di ricerca. Passiamo a cercare le nostre fonti da una caserma o un tribunale, a Google, dove è anche e soprattutto la gente comune a parlare. E, quindi, si può dire che il giornalista oggi non è più il cosiddetto “cane da guardia” dell’informazione. E’, piuttosto, il “cane da guida” degli utenti e dei cittadini”.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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