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| Nasce in rete un'iniziativa popolare per valorizzare la cultura del Pollino |
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8/11/2010 |
| La nuova scommessa di promozione e valorizzazione della cultura del Pollino parte dalla rete.
E’ attiva su facebook la pagina del “Movimento per la valorizzazione della cultura popolare del Pollino”, un’ interfaccia attraverso la quale i promotori intendono raggiungere il maggior numero di adesioni al fine di chiedere, alle istituzioni locali e agli enti preposti alla tutela della cultura, la messa in atto di tali progetti.
Progetti che sono già espressi in maniera chiara ed esplicativa nella presentazione del profilo.
Come l' istituzione di un centro studi di antropologia, etnologia e cultura popolare nell'area del Pollino, per prevedere la raccolta di materiale storico e l'organizzazione di convegni e conferenze didattiche con esperti. “E' paradossale- dicono i promotori- che un'area come quella del parco nazionale più grande d'Italia, che possiede un ricco e variegato patrimonio culturale di riconosciuta rilevanza antropologica, non abbia un centro di raccolta e di confronto sulle sue tradizioni e sugli aspetti peculiari. Tale centro, oltre ad essere un ottimo mezzo didattico di confronto e di riflessione, potrebbe rappresentare un importante elemento di salvaguardia delle tradizioni e un "crogiolo" da cui potrebbero prendere le mosse idee per uno sviluppo, non solo sociale e culturale, ma anche economico dell'intera area”. Poi: l' organizzazione di una rassegna annua di musica popolare (basata principalmente sulla zampogna) volta a riunire le maggiori maestranze dell'area. E' paradossale, infatti, che un'area come quella del Pollino che ha dato i natali a grandi costruttori e suonatori di zampogne, non valorizzi, con manifestazioni ad hoc, tale strumento.
Alla pagina face book, che prende il nome dallo stesso movimento, possono aderire tutti e tutti possono offrire il proprio supporto per implementare il più possibile le idee già espresse.
Lasiritide.it
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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