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In Piemonte stop a borse di studio ai meridionali

1/11/2010



Borse di studio soltanto a studenti a denominazione d'origine controllata? «Grazie no». È la riposta corale che arriva da Foggia alla proposta avanzata dal governatore della Regione Piemonte, Roberto Cota (peraltro originario di San Severo, nel Foggiano), il quale annuncia che dal prossimo anno potrebbero non esserci più borse di studio per gli studenti meridionali residenti in Piemonte. La Regione da lui amministrata dovrebbe aiutare soltanto gli studi dei residenti, mentre agli studenti del Sud dovrebbero provvedere le Regioni d'origine, come avviene per al sanità.

Lo conferma anche l’assessore piemontese all’Istr uzione, Alberto Cirio: «Se i soldi sono pochi, prima dobbiamo garantire il diritto allo studio dei piemontesi. In periodi di grande ristrettezza economica è infatti doveroso che ogni Regione si faccia carico prioritariamente dei diritti dei propri residenti, e il diritto allo studio è uno dei più importanti. Sono poco più di 10.000 - aggiunge Cirio - gli studenti che usufruiscono delle borse di studio, per un totale di 25,5 milioni erogati dalla Regione. E quasi la metà, 11 milioni, serve a finanziare 3.942 borsisti residenti in altre regioni, in proporzione molto più di quanto va agli altri borsisti piemontesi. Il presidente Cota ha più volte ribadito che i fondi per il diritto allo studio verranno garantiti, ma è evidente che in un contesto economico difficile come quello attuale, non possiamo non porci il problema delle priorità con cui gestire le poche risorse disponibili. È giusto chiedere alle Regioni di appartenenza degli studenti fuorisede che ci aiutino a pagare le spese necessarie a farli studiare in Piemonte, e questa richiesta la porterò personalmente a Roma nella prima seduta di novembre della Conferenza Stato-Regioni. Siamo consapevoli che gli studenti fuori sede possano rappresentare un interesse economico per il territorio, ma questo non può essere fatto a scapito del diritto allo studio dei nostri residenti in Piemonte che saranno sempre la nostra priorità».

«Queste discriminazioni è impossibile farle in Piemonte come nel resto d'Italia - tuona Domenico Addante, dirigente dell'Adisu di Foggia - la legge 390/91 sul diritto allo studio stabilisce, all'art. 7, che i benefici vanno erogati a tutti gli studenti delle Università del territorio, a prescindere dalla provenienza. Ora, se le Lega crede di poter fare un'altra cosa, non so come possa farlo. Certo la dichiarazione di Cota è eclatante». Un'idea, quella del governatore piemontese con sangue foggiano, che sta dilagando su You Tube ed è già in cammino, come detto, verso la conferenza Stato-Regioni.

«Io ho già sensibilizzato il nostro assessore al Diritto allo studio, on. Alba Sasso - precisa Addante - perchè in quella sede si ponga un'argine a questa proposta». Una eventualità che, se mai attuata, toglierebbe l'alloggio e l'aiuto allo studio a tantissimi studenti meridionali sparsi negli atenei piemontesi, in particolare a Torino, dove frequentano il Politecnico, il cui rettore però si è già schierato contro l'idea lanciata da Cota. «Come si fa a limitare in questo modo i diritti degli studenti? - dice Fabio Fiorelli dell'associazione studentesca Area Nuova - la Regione Puglia, ad esempio, indica dei requisiti relativi alla residenza per finanziare con fondi Ue alcuni Master. In questo caso è importante che i beneficiari siano appunto pugliesi, perchè quei finanziamenti sono finalizzati a favorire la permanenza degli studenti nella regione d'origine. Attuare una proposta come quella lanciata da Cota sarebbe un bruttissimo precedente».

Tuttavia, il dirigente dell'ente per il diritto allo studio invita a non meravigliarsi troppo «Temo che dovremo abituarci a cose del genere - evidenzia Addante - le Regioni si trovano in ristrettezze che non conoscevano e tagliano a caso, quelle leghiste però. Qui in Puglia da otto anni vengono finanziate al cento per cento le borse di studio degli studenti di tutti gli anni accademici. Ogni anno l'Adisu a Foggia eroga almeno 1.300 borse di studio e da due anni lo fa senza poter contare sull'aiuto economico dell'Università, che non dispone più dei fondi».


Anna Langone


di MASSIMO BRANCATI
La Basilicata è tra le nove regioni italiane che prevedono borse di studio per chi frequenta l’uni - versità o le scuole superiori nel proprio territorio. Ma la condizione fondamentale per poter accedere al contributo - che ammonta ad un massimo di 10mila euro - è la residenzialità. Porte chiuse, dunque, a studenti di altre regioni che si iscrivono all’ateneo lucano (una percentuale, per la verità, impalpabile), ma nello stesso tempo mano tesa agli extracomunitari e, in generale, agli immigrati. A loro basta dimostrare di risiedere in uno dei 131 comuni lucani da almeno un anno per poter accedere alle borse di studio.

Fino al 2005 la Regione aveva previsto una «corsia preferenziale» pro-immigrati, attivando un contributo «una tantum» di 700 euro agli universitari e 500 euro agli studenti delle scuole superiori. Ma quel provvedimento prestava il fianco a critiche su una presunta discriminazione: perché creare percorsi diversificati tra studenti lucani e ragazzi stranieri residenti in Basilicata? La Commissione dei lucani nel mondo, che aveva «sponsorizzato» le borse di studio «ad hoc» per gli immigrati, ha deciso dal 2006 di cambiare rotta proprio per evitare interpretazioni sbagliate dell’iniziativa: «La nostra regione – evidenzia Pietro Simonetti che da qualche giorno ha lasciato la presidenza della Commissione dei lucani nel mondo passando il testimone ad Antonio Di Sanza – da terra di emigrati si sta trasformando sempre più in terra di immigrati. Tante le persone che giungono e che devono poter trovare, così come accaduto ai tanti lucani sparsi per il mondo, un’opportunità lavorativa e contribuire, così, allo sviluppo della Basilicata. Perché distinguere chi è nato qui e chi invece ormai risiede da noi da diverso tempo o ha ottenuto un regolare permesso di soggiorno? Abbiamo deciso di equiparare le due figure. Vecchi e nuovi lucani hanno le stesse opportunità e gli stessi diritti».

In questo modo è stata superata la vecchia impostazione prevista dal «Programma di iniziative a favore dei lavoratori extracomunitari residenti in Basilicata », approvato dalla Giunta regionale nel dicembre 2004. Per accedere ai contributi era necessario semplicemente documentare l’entità del reddito del nucleo fam iliare. La Basilicata, dunque, ha preso coscienza del suo «villaggio globale», ma in cambio dei contributi chiede la residenza. Fattore imprescindibile. Lucano, piemontese, lombardo o straniero che sia.
la gazzetta del mezzogiorno



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