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Marchionne: "Senza l'Italia faremmo meglio". Scoppia la polemica

25/10/2010



Sergio Marchionne non usa mezzi termini e nel pieno delle tensioni sindacali che animano gli stabilimenti del gruppo ricorda che "senza la divisione italiana la Fiat farebbe meglio". Sì perché, come ha ricordato il manager nel corso dell'intervista del programma tv "Che tempo che fa", "quest'anno abbiamo annunciato che faremo oltre 2 miliardi di utile operativo e nemmeno un euro è fatto in Italia". Marchionne è intervenuto a 360 gradi sul progetto Fabbrica Italia, il piano di investimenti previsto per rilanciare il sistema produttivo di Fiat e del Paese, sottolineando le "anomalie" di alcune fabbriche, che sono "ingovernabili" e per questo non permettono di rendere la Fiat "competitiva rispetto agli altri Paesi".Un riferimento neppure troppo velato al recente accordo di Melfi, "già applicato a Mirafiori", che prevede una riduzione delle pause durante l'orario di lavoro, e all'ostilità dei sindacati che combattono contro questo accordo. Ovviamente la Fiom, che Marchionne - nella sua prima intervista televisiva - cita una sola volta, per dire che "solo il 12% dei dipendenti del gruppo" sono iscritti al sindacato guidato da Maurizio Landini, e che quindi "non rappresentano la maggioranza".Il problema della competitività è centrale per l'ad di Fiat, che punta il dito proprio contro l'Italia, una divisione che il manager ha detto a chiare lettere di "non poter gestire in perdita per sempre". Lo spettro è quello della delocalizzazione, con il prossimo stabilimento in Serbia "che godrà di finanziamenti da parte della Bei", oltre all'esempio polacco "dove 6.600 dipendenti hanno prodotto di più rispetto a tutti gli stabilimenti italiani".Dichiarazioni che non lasciano spazio a dubbi e indicano con chiarezza che Marchionne proseguirà per la sua strada, esportando e applicando il modello Pomigliano, da molti visto come una riduzione dei diritti dei lavoratori. Un accordo che, dal punto di vista dell'ad di Fiat, ha "cercato di assegnare la gestione delle anomalie dello stabilimento ai sindacati e di gestire insieme a loro la fabbrica", senza togliere diritti a nessuno. Un addio a Pomigliano avrebbe significato "creare problemi sociali" in una zona dove "la camorra è molto viva" e dove lavorano oltre 5mila dipendenti del gruppo, che salgono a oltre 20mila considerando l'indotto. E dopo aver difeso a oltranza le proprie posizioni, Marchionne ha escluso di voler scendere in politica: "Scherziamo?" si è limitato a dire l'ad di Fiat, sottolineando che il suo mestiere è quello di fare "il metalmeccanico".Bonanni: “Profitti ai lavoratori, su questo sfido il Lingotto” - Aumento dei salari "legati alla produttività", "ripartizione degli utili" e partecipazione dei lavoratori "alle decisioni dell'azienda". Sono queste le sfide che il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, lancia all'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. In un'intervista al Corriere della Sera Bonanni commenta le dichiarazioni del numero uno di Fiat. "Ne avevamo parlato - afferma Bonanni - occorre vedere insieme come si può arrivare ad un utilizzo intensivo degli impianti adeguandoci a ciò che avviene in altri Paesi europei. Sappiamo che le difficoltà stanno più lì che nel costo del lavoro. E' di questo che dobbiamo parlare”.“Lancio una sfida all'amministratore delegato del Lingotto - dice quindi Bonanni - arriviamo al pieno utilizzo degli impianti in cambio non solo del salario di produttività, ma anche della ripartizione degli utili" e "si arrivi ad un livello alto di partecipazione delle decisioni aziendali. Si tratta di scelte che possono scatenare una rivoluzione rispetto ai vecchi rapporti industriali".La classe dirigente appare "lontana, quasi insensibile", dice il numero uno della Cisl, il governo è "immobile, preso da tutt'altre questioni" e "non interviene sul cuore del problema che, soprattutto per il Sud si traduce in una montagna di difficoltà". Anche l'opposizione "dovrebbe essere più realistica, meno ideologica e populista", sostiene Bonanni. "Il problema oggi è mettere mano a tutto ciò che può favorire gli investimenti e l'occupazione. Tutti ne devono essere consapevoli. Nonostante la crisi, se facciamo un confronto con la realtà francese o quella tedesca c'è da impallidire". Riferendosi al clima politico Bonanni afferma che "il voto anticipato in piena crisi economica sarebbe un gesto di irresponsabilità della classe dirigente".Idv contro la Fiat: “Sia coerente, restituisca i soldi all’Italia" - "Le affermazioni di Marchionne, sul fatto che la Fiat andrebbe bene senza l'Italia, sarebbero coerenti se l'amministratore delegato restituisse tutti soldi che l'Italia ha dato all'azienda. E se chiarisse, soprattutto, quanti soldi il nostro sistema bancario ha riversato e tuttora riversa sulla Fiat". Lo afferma in una nota il responsabile lavoro e welfare dell'Italia dei Valori, Maurizio Zipponi. "Marchionne - aggiunge Zipponi - non ha ancora risposto a tre domande fondamentali: come intende recuperare sul mercato italiano ed europeo con nuovi modelli e nuovi processi innovativi? Quali sono le alternative alla chiusura di Termini Imerese? Come pensa di saturare gli impianti italiani che oggi lavorano mediamente al 40%? Altro che 10 minuti di pausa al giorno”.“La Fiat sta lavorando unicamente sulla riduzione dei salari italiani - commenta ironica l’Idv - e sull'aumento dei carichi di lavoro. Esattamente l'opposto di quello fanno i tedeschi. L'Italia dei Valori, ancora una volta, chiede che la presidenza del Consiglio si occupi al pi presto della questione e che inviti Marchionne ad adottare, per il nostro Paese, lo stesso comportamento che ha in Usa".


tiscali.it



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