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| Rotondella: entro il 2011 piano di stoccaggio per Enea |
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11/10/2010 |
| Entro la metà del 2011 la Sogin consegnerà all’Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) il rapporto di progetto particolareggiato per lo stoccaggio a secco delle 64 barre di uranio irraggiato provenienti dagli Stati Uniti e custodite nell’impianto ex-Itrec di Rotondella (Matera): a giugno 2011 sarà inoltre presentata al Ministero dello Sviluppo economico l’istanza di autorizzazione alla disattivazione del sito.
Sono questi due dei punti del programma triennale 2011-2013 illustrato stamani, a Potenza, nel corso del Tavolo regionale per la trasparenza dai dirigenti della Sogin, i quali hanno evidenziato che i monitoraggi ambientali, effettuati «sistematicamente» in 60 punti all’interno e all’esterno del sito, «non hanno rilevato alcun impatto per la popolazione e per l’ambiente».
Sono cinque, in totale, le attività previste per il sito di Rotondella: la rimozione del deposito interrato, la costruzione dell’impianto di cementazione e il deposito di manufatti cementati, la sistemazione a secco delle barre, il completamento delle operazioni di sistemazione e trattamento dei rifiuti solidi e la presentazione dell’istanza di disattivazione. Per quanto riguarda il Deposito interrato, la Sogin ha formalizzato il contratto con le imprese che eseguiranno i lavori: il cantiere sarà aperto entro la fine del 2010 e il progetto si concluderà nel 2013. I lavori per l’impianto di solidificazione del prodotto finito cominceranno invece a dicembre 2010 e si concluderanno nel 2014. Le attività per il trattamento e il condizionamento dei rifiuti solidi pregressi «che sono state ulteriormente estese» saranno completate nel 2013. La Sogin ha infine ipotizzato, al termine delle attività di decommissioning, la valorizzazione dell’impianto attraverso la trasformazione del sito in un centro di eccellenza per il monitoraggio ambientale. |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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