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| 16 comuni calabresi vogliono diventare lucani |
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9/10/2010 |
| Sembrano intenzionati a fare sul serio. Garantiscono che non è la solita provocazione conseguente al difficile rapporto con i loro enti di riferimento, in particolare la Regione. «Siamo qui per chiedervi di farci passare dalla vostra parte. Vogliamo unirci alla Provincia di Matera e alla Basilicata». Ieri il presidente Franco Stella ha ricevuto una folta delegazione calabrese di sindaci, associazioni, imprenditori, comunità montane, in rappresentanza di 16 comuni dell’Alto Jonio - tutti con targa cosentina - e di un territorio di oltre 40mila abitanti. La richiesta scaturisce dal rapporto definito «inesistente» con la Regione Calabria del governatore Scopelliti. «Per loro non esistiamo - dice Paolo Munno, sindaco di Francavilla marittima, rappresentante anche dell’Unione comuni le vie del mare - è come se non ci fossimo. Trascurati, ignorati. A questo punto è meglio cambiare aria, andare da chi può ascoltarci. E poi per affinità geografiche, storiche e culturali ci riteniamo più lucani che calabresi».
Dolce musica per le orecchie di Franco Stella: «Benvenuti nella vostra provincia. Oggi inizia il confronto con voi. Mi auguro che sia proficuo e che produca risultati. Questo è un territorio sano, come il vostro, e registro con piacere che intorno a noi c’è gente che apprezza il nostro lavoro amministrativo e la realtà sociale del territorio lucano. Del resto, anche alcuni comuni salernitani hanno chiesto di unirsi alla Basilicata. Un buon segnale, a prescindere da come possano evolversi queste vicende. Magari fossimo di più, considerato che a Roma vogliono farci scomparire perchè la nostra provincia è piccola». I secessionisti tirano fuori anche questi motivi per rafforzare la loro richiesta, ricordando di essere da sempre «enotri e non bruzi». Quei «bruzi» attuali di Reggio Calabria e Cosenza con i quali non vanno proprio d’accordo. Francesco Colotta, sindaco di Oriolo, aggiunge un altro elemento, dopo che gli abbiamo chiesto gli altri motivi all’origine della “rivolta”. «Gli enti locali dell’Alto Jonio sono quasi tutti di centrosinistra. La giunta di Scopelliti è di centrodestra».
Certo, la goccia che pare abbia fatto traboccare il vaso è la chiusura dell’ospedale di Trebisacce prevista dal Piano sanitario. «Un bacino di 60 mila utenti - fa presente il sindaco Munno - resterà scoperto per quanto riguarda i servizi. Una decisione che riteniamo inaccettabile». Gira e rigira i problemi sono gli stessi che da noi, a cominciare appunto dalla sanità. E poi la viabilità: «Siamo fermi agli anni Trenta, messi davvero male in quanto a strade. Se pensiamo che la 106 Jonica è l’ar teria principale e soprattutto a come è ridotta, il quadro del disagio è esauriente. Il guaio è che qui non si muove una foglia, perchè così vogliono i potentati calabresi delle zone forti. La nostra lotta per un aeroporto nella Sibaritide è stata fatta cadere nel nulla. Noi per la Regione Calabria non esistiamo per quanto riguarda il sostegno allo sviluppo turistico, all’ag ricoltura, per le azioni di contrasto al dissesto idrogeologico». Vincenzo Gaudio è il sindaco di Alessandria del Carretto e anche il rappresentante della Comunità montana Alto Jonio. «Perchè vogliamo lasciare la Calabria? Perchè non ci sentiamo calabresi. Storia, cultura, lingua e territorio dicono che siamo lucani. Insomma, questa è la Calabria “citra” e non “ultra”». Nell’incontro con il presidente e la giunta provinciale al completo, l’elemento più forte lo tira fuori Walter Astorino, presidente dell’Assopec di Trebisacce e del “Comitato passaggio in Lucania Alto Jonio libero in Basilicata”. «La nostra zona non è contaminata dalla criminalità organizzata. Evidentemente, questo depone male per qualcuno che gestisce le cose politiche calabresi nelle aree forti della regione».
Emilio Salierno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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