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Melfi: Il castello sta cadendo a pezzi

26/09/2010



Già all’inizio dello scorso luglio, la Gazzetta aveva richiamato l’attenzione pubblica sulla cinta muraria posteriore del castello federiciano. Quella che, naturalmente, non fa parte della classica visione turistica del maniero che domina il nucleo antico della città, ma non per questo meno importante della parte che si concede di più alle immagini ed alle foto
ricordo. In piena estate, insomma, avevamo segnalato lo stato estremamente precario delle mura adiacenti la torre d’avvistamento che, a sua volta, subì notevoli danni nel violento terremoto del novembre
1980 e, appunto, adesso è un ricordo visto che ne resta soltanto il basamento. Quasi tre mesi fa, in particolare, lo spunto venne fornito dalla segnalazione della sezione locale dell’Archeoclub d’Italia, in occasione dello svolgimento di lavori di consolidamento, pochi metri a destra del luogo che, ora, ha urgente necessità della stessa operazione.
Tramite gli appassionati melfitani di tutto quanto è memoria del passato, era stata comunicata la conoscenza del problema da parte degli organi competenti come la Sovrintendenza ai Beni Monu mentali della Basilicata. Ebbene, l’attesa di mettersi in azione non appare più rinviabile anche alla luce di una notizia che va al di là dell’aspetto storico, e che pure sarebbe più che sufficiente. Nello specifico una delle tante pietre millenarie in bilico è rotolata verso il basso, senza preavviso ovviamente. Dove, tra l’altro, passa la strada extramurale che proviene dal rione Bagno e, all’incrocio con il ponte Gaetaniello, consente di dirigersi verso con trada Serre o salire in direzione del palazzo di giustizia. In breve, un masso è caduto sull’arteria ed ha messo in pericolo un automobilista di passaggio che l’ha schivato grazie alla sua prontezza di riflessi. Per fortuna, a mali estremi, è avvenuto di giorno, poiché di sera la visibilità è limitata da una illuminazione insufficiente. Facile immaginare che poteva andare peggio e che la situazione potrebbe ripetersi dato che lo stato dei fatti sembra pronto a tale evenienza.
Nel sopralluogo effettuato, infatti, sono stati subito visibili dei grossi macigni scesi dalla sommità della collina, dopo essersi sfaldati dall’incastro in cui sono stati per secoli. «Evidentemente - è stato il coro dei soci dell’Archeoclub di Via Santa Lucia - l’incidenza degli agenti atmosferici e, insieme, una manutenzione meno continua di quanto servirebbe, hanno provocato ciò che è accaduto. Va detto, inoltre, che un anno fa avevamo scoperto iniziative abusive come il ricovero di animali da pascolo proprio a ridosso della cinta muraria che sta dietro al simbolo di Melfi anche grazie alla vegetazione che può nasconderne la visione, denunciando il tutto in un convegno. Dunque, fermo restando l’invito ad un civile rispetto del posto che è estremamente prezioso - concludono - l’appello incessante è rivolto alle autorità, di ogni ordine e grado, per un concreto interessamento nei confronti una condizione, per la quale sarebbe davvero negativo non adottare le indispensabili misure di salvaguardia, senza dimenticare la legittima questione dell’incolumità umana».

Marco Tucci
Gazzetta del Mezzogiorno



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