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I clan lucani in cerca di "amici"

22/09/2010



Una regione «ponte» ma anche un territorio dove le organizzazioni criminali iniziano a consolidarsi pur rimanendo subalterne rispetto ai grandi gruppi criminali. È il quadro che emerge dall’ultima relazione sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia consegnata recentemente dal Ministero dell’Interno al Parlamento.

«Sotto il profilo dell’analisi della devianza criminale la Basilicata da un lato si presenta come una regione ponte in quanto attraversata da importantissime vie di comunicazione - si legge nella relazione - spesso utilizzate dalle matrici mafiose radicate nelle regioni limitrofe. Dall’altra inizia a risentire del consolidamento strutturale delle locali organizzazioni criminali non ancora capaci di assicurare una diffusa pressione mafiosa sul territorio». Tutto questo, ovviamente, ha riflessi sulle stesse organizzazioni criminali che «se da un lato mirano a definire in maniera più efficace gli assetti interni e gli equilibri interclanici, dall’altro vivono costantemente l’esigenza di instaurare e consolidare rapporti con le tradizionali organizzazioni mafiose limitrofe, nei cui confronti ricoprono una posizione di sostanziale subalternità».

Diverse le analisi, però, se si tratta della provincia di Potenza o di quella di Matera. Nella prima, infatti, tra le dinamiche criminali si rileva «la contrapposizione tra il gruppo diretto da Saverio Riviezzi, dedito all’attività estorsiva e ritenuto capo della cellula dei Basilischi operante a Pignola e il gruppo capeggiato da Antonio Cossidente, ritenuto capo della cellula dei Basilischi operante a Potenza, collegato nel traffico di stupefacenti ad elementi di spicco del clan camorristico Aquino- Annunziata nonchè dedito all’usura, all’estorsione ed al gioco d’azzardo».

A questi due gruppi si aggiunge, poi, quello di Martorano-Quaratino «il cui collegamento con la ndrangheta è stato evidenziato dall’opera - zione Iena, in particolare per quanto attiene le relazioni con le cosche calabresi Alvaro-Violi- Macrì e Pesce».

Dal Potentino al Vulture- Melfese, dove la supremazia territoriale «è contesa tra i sodalizi Zarra- Cassotta e Delli Gatti- Petrilli nell’ambito di una faida iniziata nel 1991 e divenuta progressivamente una vera e propria guerra di mafia». «Lo scontro - reso cruento dal peso economico dell’area interessata, ove insistono le industrie Fiat- Sata con il relativo indotto - continua il dossier - è caratterizzato da azioni militari ed esecuzioni di stampo mafioso come l’omicidio di Marco Ugo Cassotta, il cui cadavere carbonizzato è stato rinvenuto nelle campagne di Leonessa di Melfi» mentre - sempre nella zona del Vulture - «la disarticolazione giudiziaria ha lasciato vacanti le posizioni di vertice della cellula operativa dei Basilischi, riconducibile a Riccardo Martucci».

In mutamento, invece, la situazione nel Materano dove, in particolare sul versante ionico, si manifestano le attività del gruppo Scarcia, che nel comprensorio occuperebbe ancora una posizione dominante rispetto al gruppo Mitidieri- Lopatriello». «È plausibile ipotizzare che la condanna a 24 anni di reclusione emessa dal Tribunale di Matera per associazione per delinquere - evidenzia ancora il dossier - possa favorire l’affermazione sul territorio di gruppi antagonisti, costituiti da soggetti emergenti ovvero dalle storiche e presistenti organizzazioni locali.

Nel comune di Montescaglioso, invece, il sodalizio di Pierdonato Zito e Giuseppe D’Elia, legato al clan Modeo, nonostante sia stato oggetto di una mirata disarticolazione giudiziaria continua ad essere guidato da esponenti rimasti in libertà. Insomma, un quadro in mutamento che secondo la Direzione investigativa antimafia rivelerrebbe nuovi scenari soprattutto «nel Materano dove ha subito importanti mutamenti, confermando l’operatività delle storiche organizzazioni criminali del luogo».

Antonella Inciso
la gazzetta del mezzogiorno



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