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Graduatorie e tagli bagarre sulle supplenze

6/09/2010



Nonostante le bizze meteorologiche e un clima quasi autunnale, quelli attuali sono giorni caldi, anzi caldissimi per la scuola. E non solo per gli studenti, ormai vinti dalla nostalgia delle vacanze estive, sempre troppo corte, ma anche per i professori, croce e delizia di tutti gli alunni. Il primo settembre, infatti, è iniziato un nuovo anno scolastico, ma le incertezze per la scuola italiana e quella lucana sono moltissime. Questa volta, però, a togliere il sonno ai docenti non sono i temutissimi risultati Ocse, che ogni
tanto vengono sbandierati a mo’ di spau racchio, nei quali l’istruzione nostrana si piazza quasi sempre agli ultimi posti, quanto a competenze acquisite dagli studenti. Questa volta la questione riguarda proprio i docenti e in particolare coloro che ancora vagano nel limbo del precariato. La situazione, infatti, pare davvero critica e ai tagli dello scorso anno si sono aggiunti quelli attuali, che rischiano di compromettere seriamente il settore dell’istruzione lucana. Le operazioni per individuare coloro che riusciranno ad ottenere una supplenza non sono ancora cominciate e un primo calendario per le convocazioni di quanti, in base ad una graduatoria, sono in posizione utile per scegliere una sede di lavoro verrà reso noto, dopo una falsa partenza, proprio oggi. L’appuntamento per scegliere una sede, in effetti, era previsto per martedì scorso, ma poi, come si legge in un comunicato diramato dall’ufficio scolastico provinciale, «di fronte alle proteste ed alle diffuse intemperanze manifestate dai convocati, che reclamano la necessità di un differimento delle operazioni per attendere l’espletamento delle procedure di assegnazione provvisoria degli altri Uffici a livello nazionale, che potrebbero incrementare ulteriormente le disponibilità, d’intesa anche con i sindacati della scuola, questo ufficio procederà a differire le operazioni predette, riformulando, con le relative disponibilità, un nuovo calendario il giorno 6 settembre». Loro, i docenti, hanno dato una differente versione dei fatti. Daniela, docente precaria di filosofia, poco più che quarantenne racconta: «Siamo stai convocati per le 9.30, in una nuova scuola rispetto a quella messa di solito a disposizione. La maggior parte di noi per essere puntuale è arrivata addirittura con un’ora di anticipo, anche da 130 km di di stanza. Ma alle 11 non era cominciato ancora nulla. Né si è visto un funzionario dell’ufficio scolastico. Perciò qualcuno ha fatto timidamente notare che non era giusto essere trattati in questo modo e così, sostenuti anche da alcuni rappresentati dei sindacati, abbiamo proposto un rinvio delle nomine. Alle 13 finalmente il comunicato, diffuso anche alla stampa, in cui si parla di «proteste e diffuse intemperanze». Qualcuno riesce ad immaginare docenti giovani e meno giovani, molti over anta, parecchi con figli e poppanti al seguito, in attesa di sapere «di che morte morire», strepitare in stile hooligans? Verrebbe da dire: «Cornuti e mazziati».
LUCIA DE GREGORIO
Gazzetta del mezzogiorno

In tre anni persi 2.400 posti di lavoro nella scuola lucana

In tre anni sono andati persi ben 2.400 posti. E ogni anno, la Basilicata fa registrare il trend negativo di 1.300-1.400 alunni in meno. A dirlo sono i rappresentanti della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), organizzazione sindacale che fa capo alla Cgil. La situazione, dunque, è davvero preoccupante. E quest’anno se possibile anche peggio, perché la Basilicata non ha ancora ammortizzato i tagli dello scorso anno (ben 1.050 posti spariti), che già deve far fronte a una nuova scure che si abbatterà con estrema violenza su docenti e personale Ata.
Ma come si è giunti a questo stato di cose? Dati alla mano, proviamo a capirci di più. Mimmo Telesca della Flc spiega: «In realtà, anche rispetto alle cifre, non c’è nulla di sicuro perché nonostante le reiterate richieste la direzione scolastica non ha ancora reso noti i posti che effettivamente verranno meno. A tutt’oggi, abbiamo solo un prospetto con i tagli programmati a livello ministeriale, ma come sindacato, abbiamo motivo di credere che la realtà sarà ben più tragica».
Quali, dunque, queste cifre per l’anno scolastico 2010-2011?
«Si parla di 425 posti in meno sull’organico di diritto, cioè su quei posti annuali vacanti, e 49 nell’organico di fatto, cioè sui quei posti che si rendono disponibili in seguito a movimento interni quali trasferimenti, assegnazioni ecc. A questi bisogna aggiungere 274 lavoratori Ata. A tutt’oggi, però, non siamo in grado di fare una valutazione oggettiva, perché oltre ai tagli del passato, bisogna calcolare il numero dei cosiddetti perdenti posto, i quali andranno a occupare quelle supplenze o quegli spezzoni prima destinati ai precari storici o ai neo precari».
Gli effetti che si produrranno saranno devastanti, insomma.
«Sì e non solo per quanti, dopo anni e anni di precariato, si ritrovano improvvisamente disoccupati, ma anche per il sistema formativo della Basilicata, che rischia di collassare. I tagli riducono ai minimi termini l’offerta formativa e così facendo il diritto allo studio qui in Lucania è nettamente inferiore a quello offerto nelle regioni del Nord. I maggiori tagli sono stati fatti su materie caratterizzanti e di laboratorio nelle scuole professionali, dove, in assenza di docenti titolari, si è abbattuta la scure del ministro Gelmini: questa non è una riforma. Tutto ciò risponde alla sola logica di tagliare un X numero di stipendi».
In tutta Italia i comitati dei precari stanno cercando di attirare
l’attenzione sulla questione anche con gesti eclatanti, come lo
sciopero della fame: a che punto siamo in Basilicata?
«Spiace dirlo, ma qui i grandi assenti sono proprio i precari: è come se ormai fossero rassegnati. Come se, dopo aver perso la dignità di lavoratori, abbiano perso anche la speranza che lottando si possa ottenere qualcosa. E poi i politici locali, anch’essi grandi assenti. Quando la riforma del titolo quinto della costituzione sarà completata, toccherà alle regioni prendere in mano la situazione e allora sarà dura, perché prima di procedere in qualunque direzione, si dovrà colmare il dislivello che si è andato formando in questi anni rispetto alle altre regioni di Italia».

gazzetta del mezzogiorno






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