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Un "ex ossibus" donato alla parrocchia di Cersosimo

6/09/2010



Padre Alfonso Guijarro, dell’Opus Dei, ha donato alla parrocchia di Cersosimo e all’intera Valle del Sarmento un “ex ossibus”, il frammento di un dente, di San Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore nel 1928, a pochi anni dalla sua ordinazione, avvenuta nel 1925, dell’”Opera di Dio”, l'unica Prelatura personale nell'ordinamento canonico. Alle 18,30, in una magnifica serata settembrina, nella Chiesa Madre, dedicata alla Madonna di Costantinopoli, quando il sole già si prepara a lasciare spazio alle stelle e alla luna, è stata celebrata una solenne messa in onore del Santo spagnolo, alla presenza di tanti fedeli venuti dall’intera Valle, ma anche da comunità più lontane. Padre Guijarro, giunto da Napoli per l’occasione, ha presieduto la concelebrazione nella magnifica Chiesa, illuminata dalla luce delle lampadine, delle candele, ma anche e soprattutto dalla profonda venerazione che si leggeva sui volti di tantissima gente. Accanto a Padre Alfonso Guijarro, attorno all’altare maggiore, vicino alla Reliquia e al quadro che raffigurava il fondatore dell’Opus Dei, don Cristian Costanza, parroco di Cersosimo,don Maurizio Giacoia di Nemoli, don Gabriele Petrocelli di Sala Consilina e i seminaristi di Lauria. Dalle letture, il libro della Genesi e la lettera di San Paolo apostolo ai Romani, si capisce che siamo figli ed eredi di Dio . Un messaggio forte, che fa pensare, che ti vuole prendere per mano e condurti sulla strada della consapevolezza, che diventa coscienza di essere importante per sè e per gli altri, agli occhi del Creatore, qualunque sia la condizione. “In sostanza, spiega durante l’omelia, il sacerdote spagnolo, Alfonso Guijarro, bisogna fare apostolato, bisogna aiutare se stessi, ma anche gli altri a trovare Dio. E il “Padre” lo si può trovare attraverso il lavoro, la testimonianza, nelle attività quotidiane, l’importante è farlo seriamente”. Una lezione che ci viene da lontano, dalla storia millenaria della Chiesa, ma anche dall’Opus Dei, dal suo fondatore, che sin dai primi passi ha visto negli occhi dei fratelli l’immagine di Cristo e lo ha visto giorno dopo giorno, stando a contatto con chi soffriva a causa delle malattie o per la miseria, negli ospedali o nelle vie degradate della capitale spagnola. “Un Santo dell’Ordinario”, senza dubbio, ma anche il Santo che dava importanza alla vita di tutti i giorni, alle attività, ai comportamenti, capaci di portare a vedere la “luce”, alla “santificazione”. Un esempio e un insegnamento da seguire, da prendere in considerazione . “La reliquia, il suo culto, ci spiega padre Alfonso, dopo la messa, dovrà essere un esempio per tutti, celebra l’ unione di un uomo, che ha vissuto nella grazia, con Cristo. Niente a che vedere con concezioni magiche, i miracoli, dopotutto - continua- non sono compiuti dai resti dei santi, ma da Dio attraverso di essi”.
Vincenzo Diego



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