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| Nomina amministratore Eparchia greco-bizantina: reazioni da comunità arbereche |
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30/08/2010 |
| Nei giorni scorsi dalla sala stampa della Santa Sede si è appreso che “Il Papa ha nominato un amministratore Apostolico, sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis, per l'Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi dell'Italia continentale. L'Arcivescovo di Cosenza-Bisignano, Monsignor Salvatore Nunnari, è stato nominato all'incarico dopo che Benedetto XVI ha accolto le dimissioni presentate dal vescovo di Lungro, Monsignor Ercole Lupinacci”. Questo il comunicato che ha colto di sorpresa le comunità arbëreshë, che oramai sono sul piede di guerra. I sindaci calabresi e lucani hanno visto questa scelta come un vero e proprio “commissariamento”. Dopo le dure prese di posizione dei primi cittadini di Acquaformosa, Giovanni Manoccio e di Lungro, Giuseppino Santoianni,in Calabria, ecco a stretto giro di posta arrivare le ferme dichiarazioni di due autorevoli sindaci, Giuseppe Cantisani, di San Costantino Albanese e Anna Santamaria di San Paolo Albanese. “ Una vera e propria sorpresa anche per noi, spiacevole sorpresa, purtroppo. Il vescovo Lupinacci -spiegano- doveva lasciare per raggiunti limiti di età, lo sapevamo tutti e da tempo, per questo si poteva lavorare su una rosa di nomi autorevoli e tra questi trovare la persona capace di ricoprire l’importante incarico di Vescovo o per lo meno di amministratore Apostolico dell’Eparchia greco-bizantina di Lungro, che ha giurisdizione -sottolineano - su tutte le comunità albanesi dell’Italia continentale”. Prevale dunque sorpresa e timore per quello che ad oggi può sembrare una vera e propria perdita di autonomia, conquistata con l’istituzione dell’Eparchia nel lontano 13 febbraio del 1919, avvenuta con la Costituzione Apostolica “Catholici fideles” di papa Benedetto XV. Cantisani e Santamaria lo dicono a chiare lettere: “E’ un atto incomprensibile che ci porta indietro di novant’anni. Le nostre tradizioni –mettono in guardia- non si toccano. Tra “Roma” - concludono- e “Lungro” c’è sempre stato un ottimo rapporto, che questa scelta, però, rischia di incrinare”. Si attende da un momento all’altro, comunque, una “fumata bianca” dai palazzi Vaticani, un segnale capace di chiudere le polemiche. Un’estate davvero calda, quella di quest’anno, sul fronte della fede, anche se il papàs di San Paolo Albanese, Francesco Mele, versa acqua sul fuoco e a quanto pare non lo fa da solo,anche perché sulla stessa linea ci sono altri autorevoli papàs. “Polemiche inutili, precisa don Mele, che non hanno senso. Il Papa avrà avuto certamente le sue ragioni, l’attenzione e il rispetto per l’Eparchia è fuori discussione. Prima o poi, conclude, la nomina arriverà”. Nell’attesa i sindaci di Calabria e di Lucania si organizzano, convocati a quanto pare per i prossimi giorni dal sindaco di Lungro, Santoianni.
Come i grani di un rosario che scorrono uno dopo l’altro sotto le dita di chi vuole pregare, allo stesso modo una dopo l’altra arrivano le voci di chi chiede lumi o come in questo caso dichiarazioni che svelano veri e propri retroscena all’interno delle alte sfere delle Gerarchie ecclesiastiche. E le parole del professore Giovan Battista Rennis, assessore alla Cultura del Comune di Lungro, nonché direttore del coro della Cattedrale “San Nicola di Mira”, per certi versi sono una vera e propria “bomba”. E se dal primo momento tutti gli occhi erano puntati su Roma, dopo queste affermazioni, a quanto pare, bisogna aggiustare il tiro e guardare con attenzione a Lungro e in particolar modo dentro i palazzi dell’Eparchia. “Sono giorni di fibrillazione - dichiara subito l’assessore- tra i fedeli della Eparchia di Lungro che temono un “ritorno al passato”, dopo la nomina da parte della Santa Sede ad Amministratore Apostolico di mons. Salvatore Nunnari, arcivescovo della Diocesi Cosenza-Bisignano. In realtà -spiega- sono già circa due anni che il vescovo di Lungro, mons. Ercole Lupinacci, giunto al suo 75° anno di età, è a tutti gli effetti “vescovo in congedo” per cui la Santa Sede avrebbe dovuto nominare il nuovo eparca. Così, però, non è stato in quanto - rivela il direttore del Coro della Cattedrale - difficoltà oggettive, createsi all’interno della Chiesa greco-albanese di Lungro, non hanno messo in condizioni tali la Santa Sede da nominare il nuovo pastore”. “Difficoltà - secondo Rennis, che ben conosce i retroscena - che possono essere riconducili all’interno stesso del clero di Lungro, che non è stato determinato nella individuazione di un sacerdote che potesse assurgere alla dignità episcopale. Di conseguenza, la Santa Sede, nel prendere atto di una tale situazione poco chiara, incalzata anche dalle condizioni di salute di mons. Lupinacci, che necessità di un periodo di riposo, ha pensato bene di inviare un Amministratore Apostolico “super partes” perché possa valutare di persona le difficoltà interne alla nostra Chiesa e individuare un sacerdote che meglio possa rispondere ai requisiti di un vescovo”. Ecco il vero motivo dunque. Il professore Rennis punta il dito in alto e senza giro di parole svela che la “colpa” per la mancata “fumata bianca” è da ricercare più tra le mura dell’Eparchia che all’interno dei palazzi Vaticani. “Più di qualche fedele, soprattutto sindaci e personaggi di partiti politici -continua- hanno fatto sentire la loro voce paventando, con la scelta fatta dalla Santa Sede, un “ritorno al passato”, dimenticando, però, che Roma è stata l’unica che ha protetto, sin dalla venuta degli Albanesi in Italia, il rito bizantino dalle ingerenze di baroni e vescovi latini locali, ed è stata alquanto determinata - quando i tempi storici furono maturi – ad aprire il Collegio “Corsini” (1732), in favore del clero arbëresh, e, nel 1919, ad istituire canonicamente l’eparchia di Lungro, grazie alla lungimiranza di papa Benedetto XV”. Una vera e propria levata di scudi a favore del Papa e della Chiesa di Roma, quella del professore Rennis, anche perché, precisa ancora: “Dopo più di novant’anni di vita, la nostra Eparchia rappresenta – oggi - un punto di riferimento per l’Episcopato calabrese, in particolare, e italiano; un ponte tra Oriente e Occidente che anticipa già la “primavera” dell’ecumenismo tra Ortodossi e Cattolici”. Le parole di ottimismo di Rennis sono accompagnate però anche da un sottile “avvertimento”: “E’ da queste considerazioni che si alimenta l’ottimismo della maggior parte dei fedeli diocesani. Se, invece, per assurdo -conclude- le paure di alcuni fedeli dovessero trovare riscontro nella realtà come ad esempio l’allungarsi dei tempi tecnici di mons. Nunnari, tali da impedire di vedere all’orizzonte l’alba in tempi relativamente brevi, allora, io sono sicuro, che sia clero che fedeli dell’intera Diocesi di Lungro saprebbero come far sentire la propria voce”.
Vincenzo Diego
Quotidiano di Basilicata |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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