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| Catusa, sorgente che va valorizzata |
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24/08/2010 |
| La prima “Festa della montagna sangiorgiese” si è svolta nei giorni scorsi nell’area della sorgente Catusa con l’obiettivo di sollecitare gli enti locali a valorizzare il luogo anche attraverso il recupero della struttura ricettiva che vi è stata realizzata. Ed è stato un successo per i dirigenti dell’associazione organizzatrice, la Catusapollino. Gli stands di prodotti enogastronomici, la partecipazione di un gruppo di scouts, il suono di zampogne ed organetti, la presenza di cavalli e cavalieri, il gioco della falce, hanno animato una giornata che sarà ricordata da una targa posta a testimoniare l'impegno a promuovere la bellezza dell’area della Catusa. Area in cui l’acqua sgorga da grandi massi ricoperti di muschio, all'ombra di alti faggi, nel cuore del Parco nazionale del Pollino, nel comprensorio di proprietà del Comune di San Giorgio lucano ma circondata da territorio di quello di Terranova del Pollino. Un “enclave” materano nel potentino. Il luogo ha grandi valenze ambientali. Sui piani erbosi antistanti, in primavera è possibile ammirare grandi distese di viole e di orchidee selvatiche. E lungo la strada di accesso rigogliosi sono i cespugli di agrifogli. Soddisfatto degli esi ti dell’iniziativa il presidente dell’asso - ciazione organizzatrice, Giuseppe Panio: “Catusapollino è nata da un gruppo di amici che, di fronte allo stato di abbandono della struttura recettiva che sorge nelle vicinanze della sorgente e della cattiva conservazione della strada di accesso, ha deciso di costituirsi in associazione con l'intento di stimolare le istituzioni ad assumere azioni di valorizzazione”. Tra gli ospiti, il sindaco Franco Cirigliano, gli assessori regionali Rosa Gentile ed Agatino Mancusi, il presidente della Provincia, Franco Stella, il vice presidente del Parco del Pollino, Franco Fiore, il vice presidente della Regione, Romeo Sarra.
Filippo Mele
la gazzetta del mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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