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| Intervista alla regista canadese Katalin Eszterhai |
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20/08/2010 |
| E’ una dichiarazione d’amore intensa, destinata a spegnersi mai, quella di Katalin Eszterhai alla “Basilicata, Terra dei Lucani”. Questo è il titolo del docu-film realizzato in collaborazione con la Regione Basilicata e l’Agenzia di Promozione Territoriale, dalla Georgicam Inc, diretta dalla regista canadese.
Girata tra settembre e dicembre 2009 e realizzata nell’arco di anno, l’opera è stata presentata in anteprima al pubblico lucano, ospite di Cinemadamare, la rassegna internazionale itinerante del cinema digitale.
Dopo la Sicilia: “La Terra benedetta”, il Molise: “La Terra incantata”, e la Calabria: “La Terra magica”, un omaggio alla Basilicata.
Katalin Eszterhai ha spiegato le sue sensazioni in questa intervista.
Come può una non lucana guardare con occhi tanto affascinati e affettuosi questa regione?
Io le ho dato mio cuore e “lei” mi ha accolta con un abbraccio. Mi attira tanto la Basilicata, perché è piena di storia, di energia, dello spirito del suo popolo che trasmette l’amore verso il mondo.
E poi molto ha influito il fatto di aver potuto lavorare con mio marito, George Lajtai, direttore della fotografia.
Cosa ha questa terra che altrove non ha trovato?
Raccomando a tutti di venire qui, soprattutto a chi ama il silenzio e la natura, ascoltare il vento, le onde del mare, riscoprire che esiste la gente onesta. Perché i lucani lo sono.
Voglio trasmettere questo attraverso i miei racconti, voglio far sapere che qui c’è una storia che ancora vive, che c’è gente a cui piace rimanere nell’ombra, mentre il mondo è pieno di talenti lucani. Desidero incoraggiarli ad uscire allo scoperto con fierezza.
Voi avete cambiato il mondo, girando il mondo, e ora avete il potere di mostrare i vostri valori.
Un luogo della regione che la emoziona sopra tutti gli altri?
Difficile rispondere a questa domanda, come potrei, è come chiedere ad una mamma quale figlio preferisce. Per me la Basilicata è completa.
È la terza volta che torno grazie all’Apt e al suo direttore, Gianpiero Perri.
Quando vengo mi fermo a Matera, perché è meravigliosa. Aliano mi ha toccato il cuore, ho pianto quando ho visto i suoi burroni rocciosi al cui interno è custodita la storia di Carlo Levi. Poi, Maratea, Banzi. Come potrei non parlarne?
E’ sempre una gioia. L’essere lucano è una fortuna, anche se in passato proprio voi avete pensato il contrario.
Nel documentario gioca molto con i paesaggi. Emerge l’immagine di una regione arida geograficamente ma dolce nelle tradizioni e nella cultura…
Credo che la terra formi la gente. La Basilicata è piena di incredibili bellezze e queste si riflettono nel cuore di chi le vive. Quando sono qui, mi sento a casa perché il lucano ha il cuore caldo e vuole far conoscere il suo mondo. Trovare persone così è un dono di Dio e io sono privilegiata.
Nel suo documentario un ampio spazio è dedicato alla gastronomia lucana. Il piatto tipico che richiede ogni volta che torna in Basilicata?
Mi piace mangiare la frutta, la verdura, la carne lucane. Do il cuore per riuscire a parlare bene l’italiano e per il fatto di non conoscere molte parole mi è capitato un episodio curioso e divertente. Un giorno, in un ristorante, ho ordinato “rapini”, mi hanno chiesto cosa fossero, ovviamente. Mi riferivo alle rape, perché noi a Toronto le chiamiamo così.
Il cibo, in questi posti, ha un sapore genuino. Il pane, ad esempio, non si può dimenticare il sapore del pane, e poi la pasta fatta in casa...
Dagli anni ’50 ad oggi, la Basilicata è stata scelta come set cinematografico da registi quali Pasolini, Gibson, Placido. Da lei. Perché?
Perché il tempo si è fermato qui. Avete conservato volontariamente quello che la natura ha creato. Sono stati preservati lo stesso cielo, le stesse stelle e montagne, il mare che anche greci e lucani hanno visto.
Qui non è difficile trovare posti da filmare perché la sceneggiatura è pronta, ferma a duemila anni fa. Per questo capisco la scelta di Gibson di voler girare alcune scene della sua “Passione” a Craco, così fragile e così adatta a certe ambientazioni.
Quali progetti ha per il futuro?
Vorrei realizzare un nuovo lavoro sempre contando sulla collaborazione di chi mi ha sostenuta finora: un libro in lingua inglese che racchiuda le ricerche condotte sino ad oggi, perché la gente lucana, in nord America, vuole sapere sempre di più sulla sua terra.
Penso ad un volume che racconti la storia di Federico II o dell’Abbazia di Santa Maria d’Orsoleo a Sant’Arcangelo, contando su bellissime foto e storie toccanti e poetiche.
Con un libro sarebbe possibile promuovere al meglio la Basilicata.
Il presidente della Regione, Vito De Filippo, ha detto che ‘il futuro di questa terra dipende dal turismo innovativo’, io voglio dare un contributo in questa direzione.
“Basilicata, Terra dei Lucani”. Il titolo del suo film vuole rendere il senso di appartenenza del popolo alla sua regione?
Ho fatto un sondaggio e mi sono chiesta: ‘Terra dei castelli’, ‘Terra dei Sassi’? Poi ho deciso per il titolo che conoscete, perché questa è davvero la terra dei lucani.
Mi piace pensare che quando Dio ha creato la Basilicata era di buon umore, una domenica, quasi per gioco….
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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