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A San Giorgio cittadinanza onoraria per il capitano Labollita

19/08/2010



San Giorgio Lucano infesta per Francesco Labollita, capitano di fregata della Marina militare, lucano doc ma ligure di adozione, insignito con la medaglia d’oro al cospetto del presidente della Repubblica. Nella sua San Giorgio il sindaco Franco Cirigliano, nel corso di una suggestiva cerimonia presso il Santuario della Madonna del Pantano, lo ha reso cittadino onorario. Alla presenza, tra gli altri, di Mariano Zito della Commissione Lucani nel mondo e del Contro Ammiraglio Enrico Mascia, un abbraccio e una stretta di mano hanno sancito il riconoscimento. “Tutto ciò che abbiamo oggi- ha detto il sindaco Cirigliano- è frutto dei sacrifici di chi ha vissuto prima di noi. Ed una delle più grandi conquiste è la libertà, che personaggi come Labollita hanno saputo conquistare in periodi difficili per il nostro Paese, sacrificandosi e rischiando la vita.
A questi eroi del nostro tempo dedichiamo questa serata”.
Presente alla manifestazione anche Egidio Fazio, un altro sangiorgese che ha portato il nome del suo paese in giro per il mondo, visto che nei campionati mondiali del 1978 ha avuto l’onore di dirigere la banda della Marina Militare Italiana.
“La condizione dei migranti- ha detto Zito- viene esaltata dalla figura dei lucani che in Italia e nel mondo portano alto il nome della loro terra”.

“Quando sono partito- ha conlcuso Labollita- avevo la quinta elementare. Con la forza di volontà ho fatto molta strada. Che questo sia d’esempio per i giovani, affinché capiscano che la volontà e lo spirito di sacrificio possono far fare tante cose”.

lasiritide.it
foto: Antonio Ciancio
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LA SUA STORIA
Quando i tedeschi lo catturarono non aveva nemmeno 18 anni. E mercoledì la sua storia, e la sua lunga carriera militare, saranno ricordate a Roma, al Quirinale, nell’ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria. Stiamo parlando di Francesco Labollita, 84 anni, chiavarese d’adozione, capitano di fregata della Marina militare. A 16 anni Francesco era partito dalla provincia di Matera, dov’era nato. Arrivato nel maggio del 1942 a Pola, all’epoca città italiana, si era iscritto alla scuola militare, per frequentare il corso d’addestramento. In Istria aveva trascorso oltre un anno seguendo lezioni teoriche e pratiche, ma la fine di quel sereno periodo era dietro l’angolo.

Nel settembre ’43 Labollita venne preso dai tedeschi e iniziò una lunga prigionia. Lui e i compagni di corso vennero dapprima imbarcati sulla motonave Vulcania, poi furono portati a Venezia, in una caserma, agli arresti per giorni, senza mangiare.

«Un giorno gli aerei gettarono volantini con la notizia che Mussolini era stato liberato - ricorda Labollita - Subito dopo i tedeschi chiesero a tutte le migliaia di prigionieri se c’era qualcuno che volesse collaborare con la Rsi. Su 15.000 fecero un passo avanti solo in 2. Tutti gli altri furono portati a Mestre». Francesco e i suoi compagni vennero fatti salire sui carri bestiame di un treno, che però non partì subito, ma rimase in stazione a Mestre per diversi giorni: la gente portava loro cibo, finché i soldati tedeschi non decisero di saldare le porte e impedire ai prigionieri di mangiare quel poco che gli italiani portavano al treno. Poi il convoglio si mosse. «Viaggiammo 6 giorni, eravamo 40 ogni carro - spiega - e finalmente arrivammo in un campo chiamato Stalag A, vicino a Monaco. Per mesi lavorai come scaricatore dei materiali che arrivavano in treno e servivano per costruire bombe».
All’inizio del ’44 i prigionieri italiani furono trasferiti dallo Stalag A di Monaco ad un campo ad Hall, vicino Berlino. «Lì la mia mansione era quella di minatore - spiega Labollita - Lavoravamo sotto terra, per estrarre minerali che servivano alla realizzazione della “V1”, la cosiddetta “bomba volante”, poi utilizzata per l’attacco a Londra nel ’44».

La liberazione avvenne nell’aprile ’45 ad opera degli americani. I prigionieri italiani dei campi di lavoro vennero rimpatriati. Labollita finì in un centro vicino Verona, dove per diversi mesi soggiornò e si ristabilì. «Alla fine della guerra mi arruolai in Marina - conclude - e avanzai di grado: sergente, sottufficiale, maresciallo. Dopo 20 anni di imbarco in Marina ottenni il grado di capitano di fregata». Nel’75 Labollita entrò in forza alla Scuola telecomunicazioni di Caperana. A Chiavari si sposò ed ebbe tre figlie.

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