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| In scena l’impegno sociale al Lucania Film Festival |
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12/08/2010 |
| “La missione dei comici è quella di divertire il pubblico senza impedirgli di pensare”. Le parole di Giobbe Covatta, ospite della terza serata del Lucania Film Festival, invitano alla riflessione. Lo spettacolo che ieri sera il comico ha portato sul palco del LFF è ispirato a un tema sociale che è il fondamento di ogni riflessione etica sull’uomo. I Diritti umani.
“Trenta”, il monologo di Giobbe che fa parte dell’esilarante spettacolo Recital, è una riflessione sui contenuti della Carta dei Diritti dell’uomo e su come spesso i diritti restano semplicemente impressi, senza essere applicati nella realtà. E’una lettura ironica, ma non troppo, com’è nello stile dell’attore. Ed’è sempre nello stile di Giobbe Covatta rendere concreto l’impegno, a volte scendendo dal palcoscenico ed impegnandosi attivamente lì dove ci sia bisogno di una voce che abbia maggiore risonanza. Una filosofia questa sposata a pieno dagli organizzatori del LFF che nella partecipazione di Giobbe all’evento lucano hanno intravisto un traino per un ambizioso progetto di coinvolgimento delle istituzioni locali, tutto rivolto a dare risalto all’importanza dell’attuazione di un testo storico e fondamentale per la dignità umana.
I riflettori del festival si sono accesi su tematiche quali la libertà di pensiero, il diritto all’uguaglianza sociale, alla cittadinanza, alla sicurezza sociale, al lavoro. E quando poi la Carta dei diritti cita espressamente il diritto alla “vita culturale dell'umanità, a godere della arti e a partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici”, allora diventa chiaro come l’attività culturale in quanto diritto è anche un dovere. Il dovere di partecipare alla realizzazione dei bisogni sociali. Il dovere di farlo con il più efficace dei mezzi, l’informazione.
Il LFF ha lavorato ad un progetto di diffusione della Carta dei Diritti coinvolgendo enti ed istituzioni locali. L’iniziativa si chiama “Adotta un Diritto umano”. La finalità è quella dell’adozione simbolica quanto significativa di un diritto umano tra i trenta che compongono la Carta.
Trenta enti lucani, tra i quali Consiglio Regionale, Provincia di Matera e le Comunità Montane del Marmo e del Melandro in provincia di Potenza, si sono impegnati a diffondere un progetto editoriale di stampa della Carta presso le famiglie, per garantire il diritto primario all’informazione sui contenuti del documento. L’iniziativa è partita da una precisa intuizione. Spesso i comuni cittadini non riconoscono le violazioni dei diritti perché non conoscono realmente quali essi siano. La cultura, la conoscenza, l’informazione sostengono i diritti dell’uomo perché danno ad essi una collocazione, un’esistenza sancita e quindi incontestabile. Dare ai Diritti un’identità vuol dire chiedere all’uomo di rispettarla. La partecipazione di Giobbe Covatta al festival ha dato maggiore voce all’iniziativa. La lotta all’esclusione sociale, sostenuta al LFF con “Adotta un Diritto umano”, infonde una valenza etica a tutto il contenitore che l’evento vuole essere.
La cultura è sempre la chiave di diffusione. Una chiave che ha bisogno di un sostegno concreto ed in questo le istituzioni locali si mostrano ricettive e pronte ad accogliere le iniziative con un effettivo segnale di partecipazione.
Il LFF è un evento dalla forte sensibilità sociale. L’impegno del Festival, accanto al progetto “Adotta un Diritto umano”, percorre anche la direzione della sostenibilità ambientale, con una serie di accorgimenti per garantire il risparmio energetico. L’insieme delle attività che impegnano gli organizzatori a coniugare cultura e sociale, ha trovato approvazione nel Protocollo d’Intesa sancito tra Regione Basilicata e l’Associazione Allelammie, organizzatrice del LFF. Il riconoscimento è per le realtà che, operando nei ristretti ambiti locali, sono in grado di favorire la crescita intellettuale ed economica delle risorse professionali operanti sul territorio, evitando inutili dispersioni.
Operare insieme per una “economia culturale” che ingeneri una nuova fase di vero rilancio della società lucana, in cui la dialettica tra le espressioni, portavoce di valori e culture, sia il perno di un nuovo ecosistema.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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