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A Moliterno cinema e rivoluzione con la presentazione del libro Paradise Now

3/08/2010



Con il tutto il rispetto che si deve ad un intellettuale (di sinistra), quale è stato per tutta la vita Edoardo Sanguinetti, ma il poeta genovese, nome di punta dell’avanguardista Gruppo 63, si sbagliava (come era in errore anche Pier Paolo Pasolini) quando attribuiva al movimento studentesco un “avventurismo piccolo borghese” che faceva il gioco del capitalismo e metteva in ombra la questione operaia. Ben diverso il pensiero sul sessantotto del regista parmense Bernando Bertolucci (nel 1964 ha girato “Prima della rivoluzione” e sulle inquietudini degli anni sessanta è ritornato nel 2003 con “The dreamers”) secondo il quale che con le proteste nelle piazze italiane furono liberare forze e ed aspirazioni che in altre epoche e tempi (vedi oggi ) sono state soffocate. Sulla stessa lunghezza d’onda di Bertolucci c’è anche Marco Bellocchio, altra firma della nouvelle vague del cinematografia italiana anni sessanta, che riconosce nella rivolta studentesca una stagione straordinaria, quella dell’immaginazione al potere e della contestazione non violenza contro le autorità”. Per il regista de “I pugni in tasca” allora si aprì con la contestazione degli studenti uno spiraglio di progresso purtroppo poi compresso e sciupato nel delirio ideologico e militaresco”. Di cinema e rivoluzione negli anni sessanta e settanta si parla nel saggio del critico cinematografico Maurizio Fantoni Minnella “Paradise now! sulle barricate con la macchina presa” (Marsilio editore), che viene presentato questa sera al Spazio Sankara (ore 21.30) su iniziativa del Lab 2050. Il libro esamina la protesta alle luce delle opere cinematografiche prodotte fra il sessantotto e il decennio successivo e delle loro implicazioni formali, politiche ed estetiche. Fantoni Minnella apre una prospettiva a larghe vedute ed analizza non solo quanto fu prodotto nel cinema in Italia ma in tutto il mondo (si pensi a film militanti della cinema brasiliano). Furono anni in cui per la prima volta il cinema entrò con forza nel dibattito culturale coinvolgendo registi, opere, ideologie e stili. E non per caso ledispute teoriche tra gli autori divennero delle vere e proprie battaglie. Ma nel saggio quello l’autore tiene più a far emergere è che nel sessantotto si affermarono due tipologie di cinema: quello che si sforzava, attraverso il linguaggio, di rifletterne le istanze di lotta, e quello che pretendeva di raccontare il sessantotto nelle sue diversi componenti, dilatate nell’arco di un decennio, servendosi di modalità espressive non sperimentali e pertanto riconoscibili. Tra i titoli che cercarono di cogliere la tensione politica e sociale del tempo si possono citare “La sua giornata di gloria” (1968) del cinecritico militante Edoardo Bruno, la stesso “Partner” (1969) di Bernardo Bertolucci, i documentari “12 dicembre” di Giovanni Bonfanti e “Paola” di Marco Bellocchio. Dopo la discussione delle pagine del libro di Fantoni Minnella verrà presentato il programma delle terza edizione de “Le visioni altre”, in programma dal 7 all’11 agosto su promozione dell’Upi (Unione Province Italiane), Provincia di Potenza e Regione Basilicata. Schermi a Spinoso, Grumento Nova e Sarconi.



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