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A piedi da Pisticci a Potenza in difesa del "Tinchi"

28/07/2010



È partita ieri mattina di buon’ora (erano circa le 7) dal piazzale antistante l’ospedale di Tinchi la marcia di protesta che si concluderà questa mattina a via Anzio, dinanzi alla sede della regione in concomitanza con il consiglio regionale (fissato per le 10.30), che discuterà proprio del futuro del nosocomio di Pisticci. L’obiettivo dei manifestanti è sensibilizzare e, soprattutto, cercare di convincere, le istituzioni regionali a disegnare un futuro diverso, meno penalizzante, da quello prospettato per l’ospedale di Tinchi. La marcia, organizzata dal Comitato di Difesa dell’ospedale e dai CittadiniAttivi di Bernalda e Metaponto, che manifestano con un presidio permanente sul tetto del nosocomio ormai da quasi un mese, dovrebbe giungere, dopo un percorso a piedi di circa 100 chilometri da Pisticci a Potenza via Basentana, nel capoluogo lucano per assistere alla discussione consiliare. Il gruppo, composto da una dozzina di persone (tra le quali anche cittadini comuni ed il consigliere regionale Nicola Benedetto), ha tagliato subito in direzione della strada statale 407 “Basentana” e si è detto pronto a sfidare le inclemenze del tempo e la lunga distanza di un percorso che metterà a dura prova le loro capacità di resistenza, anche perché composto da giovani e componenti di associazioni sportive territoriali, sia di Pisticci che di Bernalda, che dovrebbero avere sufficiente energia nelle gambe. «Come è noto – spiegano i comitati di protesta - oggi alle ore 10.30 circa, si terrà il consiglio regionale convocato per decidere sulla sorte dell’ospedale di Tinchi» e la marcia si giustifica proprio per dare la possibilità ai manifestanti di assistervi. Ma il gruppo proveniente da una parte consistente del metapontino, si arricchirà probabilmente anche di altri volontari, che dovrebbero giungere a Potenza questa mattina anche grazie all’utilizzo di alcuni pullman messi a disposizione dal’amministrazione comunale di Pisticci. Per tutti, come detto, l’obiettivo è «manifestare contro la chiusura dell’ospedale». La battaglia per combattere contro la morte annunciata del nosocomio, dunque, sta per giungere probabilmente nella sua fase più acuta. Servirà compattezza, determinazione e, soprattutto, idee chiare per un futuro degno della struttura ed anche del territorio di competenza. Territorio che le istituzioni regionali, da 15 a questa parte, hanno mostrato, dolosamente, di ignorare se non proprio di penalizzare.
di PIERO MIOLLA
Gazzetta del Mezzogiorno



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