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Acqua ai privati, Fitto esulta e Tremonti attacca il referendum

23/07/2010



«L'acqua appartiene al popolo » e il referendum è «un falso ideologico ». Con queste parole il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, bolla i quesiti referendari «anti-privatizzazione » della risorsa idrica, poco dopo che il Consiglio dei ministri aveva dato il via libera al regolamento dei servizi pubblici locali – proposto dal ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto – che, di fatto, ne liberalizza i servizi di affidamento della gestione.

Mentre la «Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici» disegna un quadro «carente» per investimenti e infrastrutture idriche, con troppa «insoddisfazione » da parte dei cittadini per i servizi offerti. Secondo Tremonti, a proposito del referendum sostanzialmente contro il decreto Ronchi (nella parte in cui norma di acqua), la direttiva giunge come applicazione di «un trattato « su cui «non ci può essere referendum abrogativo».

Per il ministro delle Politiche Ue, Andrea Ronchi, le firme raccolte sono state raccolte «su una bugia» che, aggiunge Tremonti, non rende «cristallina» la situazione. Ora, a rafforzare il contenuto del dl Ronchi ci penserà il regolamento sui servizi pubblici locali, approvato dal Cdm, come conferma il ministro Fitto: il testo del regolamento, oltre a «completare il decreto Ronchi», stabilisce anche le modalità di gara e l'istituzione di u n’autorità terza, rispondendo «alle critiche e alle strumentalizzazioni sul tema dell’acqua».

E che l’acqua sia «un bene pubblico» lo ribadisce il ministero dell’Ambiente, anche perchè – spiega il capo di gabinetto, Michele Corradino – «nessuna norma dice il contrario». Anzi, sarebbe proprio «l'indiscussa natura pubblica a imporne una sua regolamentazione quale bene economico prezioso ». La logica della campagna referendaria, rileva il presidente di Federutility (federazione che associa il 95% delle aziende di gestione dell’acqua), Roberto Bazzano, è «pericolosa» perchè porterebbe «al completo scollamento tra costi oggettivi del servizio e corrispettivi pagati».

Non si fa attendere la risposta del Forum italiano dei movimenti per l’acqua: a 1,4 milioni di cittadini il governo «risponde procedendo all’attuazione dei decreti di privatizzazione. Se l’acqua appartiene al popolo perchè Tremonti dà il servizio idrico ai privati».

La commissione di Vigilanza sui servizi idrici mette però in guardia sul clima di contrapposizione che si è creato con il referendum anche perchè – secondo il presidente Passino – sarebbe mosso più da «insoddisfazioni» per lo stato delle cose che da «principi». Sarebbe allora il caso di aprire «un tavolo istituzionale» per valutare le diverse proposte.

Secondo la relazione il 34% della popolazione è ancora con il vecchio regime del sistema tariffario, mentre gli investimenti pubblici sono mediamente più bassi e più complicati. Un allarme viene poi lanciato per gli sprechi e le «perdite d’acqua» pari al 37,3% che mettono a rischio famiglie e imprese: sono un «fenomeno gravissimo di crescente pericolosità per la siccità, aumentata a causa dei cambiamenti climatici, che raggiunge nel nostro Paese livelli difficilmente sostenibili con intere aree dove l’acqua non è una certezza».

I «quattro pilastri, non conseguibili senza il coinvolgimento delle regioni», su cui sta lavorando la commissione di Vigilanza riguardano «l'ammodernamento delle norme tariffarie con una proposta da presentare al ministro, il miglioramento dell’af fidamento del servizio, la creazione di un quadro informativo valido, fissando standard di prestazione del servizio».

LE PERDITE NEGLI ACQUEDOTTI. IN PUGLIA IL 54%, IN BASILICATA IL 58%
Un quadro di «carenza» in cui manca ancora una gestione affidabile dell’acqua per garantire i giusti servizi ai cittadini. Un esempio significativo di questa situazione è rappresentato dal pericoloso caso degli sprechi e delle «perdite d’acqua» pari al 37,3% che mette a rischio famiglie e imprese. Questo lo stato dell’arte dei servizi idrici nel nostro Paese disegnato dalla «Relazione annuale al Parlamento» della commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche (Conviri).

Le perdite d’acqua, dice Roberto Passino, presidente della commissione, sono un «fenomeno gravissimo che pone a rischio interessi di rango primario a danno di famiglie e imprese» e «di crescente pericolosità per la siccità, aumentata a causa dei cambiamenti climatici ». In Piemonte, per esempio, nell’Autorità d’ambito di Verbano, Cusio, Ossola e Piano Novarese, le perdite arrivano al 78%, nell’Autorità d’ambito del Veneto alto le perdite arrivano al 68%, sono al 69% nell’area del Sele in Campania.

Ecco una mappa dei principali dati volumetrici relativi alle perdite idriche per le principali aree del nostro Paese (in base al volume non fatturato sul totale del volume immesso nel sistema):
– Torino perdite al 26%
- Milano al 19%
–Venezia al 30%
– Trieste al 39%
– Genova al 27%
– Bologna al 25%
– Toscana del nord al 40%
–Perugia al 47%
- Ancona al 30%
–Roma al 29%
– in Campania per l’area sarnese vesuviana al 51%
– in tutta la Puglia al 54%
– in Basilicata al 58%
– in Calabria (a Cosenza e Crotone) si aggirano intorno al 33%
– a Catania al 33%
– a Enna al 52%
– a Caltanissetta al 47%
- in Sardegna al 54%.



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