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Pedofilia, il prof ammette: sì sono malato

19/07/2010



«Aiutatemi, sono malato». È cominciato così l’interrogatorio di Pietro, 30 anni, di Tricarico, maestro di sostegno alle scuole elementari, arrestato dalla polizia postale due settimane fa con l’accusa di aver abusato dei suoi alunni disabili in una scuola della provincia di Matera e di aver detenuto e scambiato illegalmente fotografie a contenuto pedopornografico. Pietro ha ammesso di aver fotografato due bambini e di aver scambiato quelle foto su internet con pedofili di tutto il mondo. In un verbale di poche pagine è racchiusa la sua confessione, allegata al fascicolo sulla pedopornografia online su cui sono concentrati i magistrati della Procura della Repubblica di Potenza.

Pietro quelle foto le aveva archiviate sul desktop del suo personal computer, in bella vista. A due cartelle aveva dato il nome di due bambini. La polizia ha scoperto che sono suoi alunni di una scuola della provincia di Matera. Non di Tricarico. Pietro negli ultimi anni ha prestato servizio in diverse scuole elementari. Sempre come insegnante di sostegno. Tra le migliaia di foto che ha acquisito la polizia ce ne sono alcune in sequenza. C’è un uomo senza volto che abusa di un bambino. Quell’uomo, secondo gli investigatori, è Pietro. Hanno riconosciuto l’orologio. Quello che portava al braccio l’uomo nella foto era lo stesso che indossava Pietro il giorno della perquisizione nella sua abitazione. A quel punto gli investigatori hanno cercato la camicia. Anche quella era a casa sua. «Prove schiaccianti», le hanno definite. Tanto da indurre Pietro a confessare.

Durante l’interrogatorio ha ammesso di aver scattato le foto che erano nelle due cartelle trovate sul suo pc. Ha ammesso anche di essere andato in vacanza in Thailandia. Ha negato, però, di essere andato lì per cercare bambini. «Era una vacanza, quella», secondo Pietro. La faccia da bravo ragazzo, però, sembra non aver convinto gli investigatori che, ora, stanno verificando se quella sagoma che compare anche nelle altre foto è sua. Ma chi scattava quelle fotografie? È un aspetto che gli investigatori stanno approfondendo. Non è ancora chiaro se Pietro abbia usato l’autoscatto o se sia stato aiutato da qualcuno. In questo caso ci sarebbe un’altra persona da individuare. Un complice. È certo, al momento, invece, che Pietro ha scaricato da internet migliaia di foto di bambini e bambine tramite un programma «peer to peer», un sistema con cui due computer si possono scambiare informazioni in modo molto veloce e riservato.

Gli investigatori della polizia postale di Torino - è da lì che parte l’inchiesta - qualche mese fa hanno chiesto ai colleghi dei compartimenti di Potenza e di Matera di verificare un «indirizzo ip», un numero che identifica un dispositivo collegato a una rete informatica. Sospettavano che da quell’indirizzo qualcuno avesse scaricato delle immagini pedopornografiche. C’è voluto poco a capire che quell’indirizzo «ip» era di Pietro.
Fabio Amendolara
Gazzetta del Mezzogiorno



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