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«I cinghiali rovinano la mia azienda»

16/07/2010



«Se l'Ente parco del Pollino, non si deciderà a risolvere il problema dei cinghiali, dovrò obbligatoriamente chiudere l'attività ». Ciccio Marino, una vita da imprenditore agricolo non si da pace; per quella lotta impari, che giorno e notte senza soste, è costretto a combattere contro i cinghiali che gli distruggono alberi e frutti: «Mi alzo tutte le mattine con l'incubo di venire nell'azienda e scoprire ogni giorno, cosa che avviene puntualmente, sempre nuovi danni». Marino abita a Policoro e dal 1979 ha rilevato “Piano delle Rose” (azienda agricola che già nelnomeporta il suo prestigio). La sua azienda è a cavallo tra Senise e S.Giorgio Lucano, proprio sul crinale alto che guarda la diga di Montecotugno da una parte e le vette alte del Pollino dall'altra. Un vero incanto della natura, vastissimo quanto pregiatissimo, che l'imprenditore è riuscito poi a farne una delle eccellenze in assoluto dell'intera regione Basilicata. Qui si produce biologico autentico: pesche, albicocche, kiwi, vini, oltre a foraggio ed animali da allevamento. Da qui partono ogni mattina tir di ogni dimensione per raggiungere i mercati ortofrutticoli di mezzo mondo. Qui si produce frutta destinata alle tante industrie italiane di conservazione soprattutto per bambini: «ma non riesco ad onorare le commesse proprio perché la produzione non è mai quella preventivata». Marino è rammaricato anche e soprattutto per la mancanza di dialogo con le istituzioni ed in particola modo con il Parco nazionale del Pollino, ente di riferimento per ogni adempimento ed anche per la tutela del patrimonio, al quale si rivolge da sempre. I cinghiali, come da documenti prodotti, arrivano di nottemaanche di giorno, a volte anche in branchi di cinquanta capi, così come attestano gli operai ed a volte piegano i rami, a volte gli alberi interi, senza particolare preferenza, non tralasciando i vigneti ed i Kiwi laddove fanno terra bruciata, scalzando le piante di interi filari e scavando buche profonde dove si fannoil canonico bagno e dove purtroppo sono precipitati anche alcuni operai. Marino ha presentato le certificazioni mediche dei fatti ma niente e neppure dopo le relazioni di uffici preposti e tutto quanto; come per una beffa ha ricevuto una sola risposta dal Parco del Pollino, circadue mesi orsono dove si legge: «non sono ammessi ad indennizzo, i danni alle produzioni di particolare pregio per le quali non siano state adottate misure di protezione concordate di intesa con l'Ente Parco». Giova appena ricordare che si tratta di una azienda di oltre duecento ettari di estensione per la quale la recinzione totale risulterebbe davvero ardua e dove è bene ricordarlo, lavorano tra cinquanta e sessanta operai in pianta quasi stabile; una industria che dura da oltre trent’anni durante i quali non ha subito alcuna crisi di nessun genere, ma che anzi si è sempre migliorata. «Non per una primogenitura ma quando sono arrivato qui, il Parco non c'era e neppure i cinghiali. Di certo non ambisco a diventare il porcaro del Parco e dunque lascio ad altri questa incombenza,vorrei solo far rilevare che i nostri operai lavorano al sole ed al vento e non hanno l'aria condizionata come chi sta comodo dietro una scrivania senza pensieri. Ad ogni modo, se non avrò risposte entro i prossimi giorni, sarò costretto a licenziare il personale ed a chiudere le attività e poi chiedere alle istituzione di trovarmi un lavoro».

Gianni Costantino
Il Quotidiano di basilicata



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