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| Un delitto a Scanzano dietro al traffico di rifiuti? |
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12/07/2010 |
| Sostiene che nei capannoni della Centrale del latte di Scanzano Jonico negli anni Novanta è accaduto di tutto. Che il latte era solo una copertura. E che Vincenzo De Mare, autotrasportatore conto terzi, è morto perché sapeva troppo. Lo hanno ucciso nel suo podere a colpi di fucile, forse una lupara. Il delitto è rimasto insoluto, nonostante un testimone abbia raccontato ai carabinieri quello che aveva appreso. Ha riempito tre pagine di verbale. Quel documento, inedito, che la «Gazzetta» ha potuto consultare, è finito nell’archivio della Procura, tra gli scatoloni dell’inchiesta sul business del nucleare.
Giuseppe Ramundo, 51 anni, di Matera, è un imprenditore. Fino a qualche anno fa si occupava di smaltimento dei rifiuti. Ecco il suo racconto. «Avevo un’azienda di trasporto rifiuti e possedevo numerosi mezzi, anche tecnologicamente avanzati, come i compattatori», dice agli investigatori Ramundo. Tra il 1992 e il 1993 «prelevavo rifiuti urbani in Toscana e li trasportavo nelle discariche di Taranto e di Conversano».
Gli affari, però, non andavano bene. Ha provato a rimettersi in sesto emigrando. Quattro anni di sacrifici. All’estero. Ma non c’è stato verso. La sua azienda è fallita e, a quel punto, l’unica cosa da fare era tornare a casa. Quel piccolo lavoro con la Centrale del latte gli dava un po’ di ossigeno. Ma Ramundo non immaginava di dover apprendere alcuni particolari che riguardavano la morte di un suo collega.
«De Mare - sostiene Ramundo - effettuava trasporti per conto della Centrale del latte e probabilmente aveva fatto risultare falsamente il trasporto di materiale proveniente dalla lavorazione che invece era stato venduto a nero». È questo il movente? Ramundo precisa: «L’omicidio potrebbe essere maturato per ragioni connesse all’attività lavorativa svolta dalla vittima». Alcuni fogli di viaggio di De Mare riguardano partenze da Terzo Cavone, lo stesso luogo scelto dal governo Berlusconi dieci anni dopo l’omicidio per costruire il sito unico per le scorie radioattive. Il ritrovamento di una quindicina di fusti contenenti rifiuti radioattivi in uno dei capannoni di Terzo Cavone, poi, ha portato gli investigatori a sospettare che dietro alle attività della Centrale del latte ci fosse in realtà un traffico di rifiuti.
Scrivono i carabinieri: «Quanto raccolto da questo comando nell’ambito delle indagini sinora svolte in merito al delitto De Mare, fornisce un quadro d’insieme da cui si ricava il coinvolgimento di due imprenditori e due pregiudicati nell’omicidio, un collegamento alle attività della Centrale del latte di Scanzano Jonico, l’esistenza di una consistente attività di traffico illecito di rifiuti, l’effettuazione di alcuni trasporti da parte di De Mare, nonché il suo riferito timore di essere ammazzato, un radicato e torvo sistema mafioso, capace di vulnerare agevolmente il tessuto sociale e assoggettare la comunità, inducendola all’omertà assoluta». È questo il clima in cui è maturato il delitto. I carabinieri lo descrivono in modo preciso. Poi tornano a chiedere a Ramundo di quando si occupava di rifiuti. E spunta il nome dell’ex sindaco di Scanzano Mario Altieri. Dice Ramundo: «Altieri ha avuto con me rapporti di lavoro, in quanto mi ha chiesto l’uso dei compattatori di mia proprietà per delle attività da svolgersi nell’area di stoccaggio che lui gestiva a Scanzano. Ricordo che Altieri mi chiese tutta la documentazione in mio possesso e mi fece firmare una domanda, assicurandomi che avrebbe provveduto lui a ottenere autorizzazioni dalla Regione Basilicata. Ho appreso successivamente, dopo il fallimento della mia ditta, che Altieri aveva utilizzato la documentazione che gli aveva consegnato per formare delle bolle di accompagnamento di rifiuti false». E quei rifiuti dove finivano? Ramundo dice di saperlo. E lo riferisce ai carabinieri: «In una discarica nella zona di Marconia, Tinchi. Ho appreso questo particolare durante una conversazione tra Altieri e il proprietario di un capannone esistente nelle vicinanze dell’Agip sulla Basentana, vicino all’uscita di Pisticci». Ma a Ramundo è mai stato proposto di trasportare rifiuti al posto del latte? Lui non lo dice. E nessuno glielo ha mai chiesto.
di Fabio Amendolara
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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