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I medici lucani minacciano serrata

30/06/2010



Lavori in corso su un interrogativo di fondo: è giusto, alla luce delle difficoltà economiche nella sanità, che i medici di famiglia continuino a percepire l'indennizzo economico per dare assistenza telefonica ai loro pazienti anche al di fuori degli orari di ambulatorio? La Regione è sottoposta a un fuoco incrociato dopo la decisione di dare una sforbiciata da 30 milioni di euro al settore sanitario lucano, intervenendo, in particolare, sulla reperibilità telefonica.

Di cosa si tratta? È una disponibilità del medico a rispondere al telefono dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20 e dalle 8 alle 10 il sabato mattina. Ai medici che aderiscono in forma associata o singola a questa attività integrativa di assistenza viene erogata una quota di 7,75 euro annue, che per 1.500 assistiti raggiungevano la cifra di 11.600 euro l’anno in aggiunta alla normale retribuzione. Tutte somme a carico del sistema sanitario regionale per un totale di circa 4 milioni e mezzo di euro.

La protesta ventilata dai medici, finalizzata a smontare l'impalcatura della reperibilità telefonica, vuole ottenere il ritiro del provvedimento della Regione. I camici bianchi minacciano la mobilitazione sino allo sciopero. E, soprattutto, agitano lo spettro di un «intasamento » dei pronto soccorso, dove contano di indirizzare un gran numero di pazienti. Il rapporto tra le aziende sanitarie e i medici di famiglia, che impropriamente viene definito «convenzione», in sostanza stabilisce la piena autonomia del medico che, in funzione del numero di persone da assistere e della loro condizione di salute, è tenuto a organizzare autonomamente il suo lavoro in «scienza e coscienza» secondo criteri deontologici. Deve comunicare alle aziende sanitarie soltanto l'orario di apertura dell'ambulatorio. È con questo criterio che deve garantire l'assistenza medica ordinaria sino a quando entra in funzione la continuità assistenziale (più conosciuta come «guardia medica») che è attiva dalle otto di sera fino alle otto del mattino seguente e i giorni pre e festivi. Nei casi urgenti per il cittadino sono a disposizione il 118 e i pronto soccorso.

Nel resto d'Italia la reperibilità telefonica del medico di famiglia è in sperimentazione nella Asl della provincia di Prato, con indennizzi economici decisamente inferiori a quelli percepiti dai medici lucani, e in pochissime altre zone. Lo ha confermato il dottor Mauro Ucci, vice segretario nazionale della Fimmgg (il principale sindacato dei medici di famiglia) che ricorda che il medico mette in primo piano la deontologia e che è opportuno garantire comunque al proprio paziente l'assistenza dalle 8 alle 20. Lui è toscano e riporta l'esperienza della sua regione che ritiene positiva: «Da noi – dice Ucci - gli studi con più medici consorziati sono diventati prassi. Questo è il modo migliore sia per abbattere le spese di gestione, sia per distribuire sulla giornata l'orario di ambulatorio di ogni medico rimanendo aperti e disponibili telefonicamente per 12 ore al giorno sempre – e conclude – anche se qualcuno dei medici è fuori, magari in visita domiciliare, il paziente trova sempre un medico che potrà consigliarlo».

All'utente-paziente, protagonista passivo di questa vicenda, resta disponibile soltanto un'arma per difendere questo suo inalienabile diritto anche in tempi di ristrettezze economiche: la libertà di scelta. Può cambiare il proprio medico di famiglia se ritiene che questi non gli garantisca anche la reperibilità telefonica fuori dagli orari di ambulatorio, a prescindere dall'aspetto economico.
Gazzetta del Mezzogiorno



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