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Misteri lucani Flora, la maestrina scomparsa nel nulla

28/06/2010



Il caso Claps ha riacceso i riflettori su un’altra vicenda dimenticata che la Gazzetta ha trattato il 12 maggio scorso. E’ la storia della scomparsa di Maria Antonietta Flora: era il 10 novembre del 1984 quando la giovane maestra di Lagonegro venne inghiottita nel nulla dopo essere uscita intorno alle 19 da casa sua diretta a quella dei suoi genitori per farsi praticare un’iniezione perché sofferente di sinusite.
Una vicenda con molti lati oscuri, tanti interrogativi e nessuna certezza. Ricostruire ciò che è avvenuto quel giorno è impresa proibitiva ma spulciando tra le carte emergono filoni che non sono stati approfonditi dall’indagine, forse condotte con troppa superficialità nei giorni immediatamente a ridosso della scomparsa. Una delle lacune più macroscopiche sembra essere quella della mancata ricerca di impronte all’interno dell’auto della Flora (sul volante, sul pomello del cambio, sul freno a mano e via dicendo) che potessero far risalire al probabile assassino o sequestratore. Ma anche sul sangue ritrovato sia all’interno che all’esterno della A112 della maestra, il perito d’ufficio espresse solo giudizio di «elevata probabilità» che potesse appartenere alla donna.

«Queste incredibili circostanze, soprattutto quella della mancata ricerca di eventuali impronte – spiega don Marcello Cozzi - emergono nelle sentenze che non hanno portato alla verità». Per l’omicidio della Flora finì in carcere Biagio Riccio, 21 anni all’epoca, di Lagonegro, commerciante di carni, che dopo due anni fu dichiarato innocente sia in primo sia in secondo grado. Così come fu assolto Guerino Buldo, anche lui di Lagonegro che era stato accusato di false dichiarazioni per aiutare il suo amico.
Maria Antonietta Flora, che era l’amante dell’imprenditore Domenico Di Lascio, ucciso anche lui cinque anni dopo, da tempo si sentiva anche con Riccio e si sarebbero incontrati proprio quel sabato nella località di Lagonegro denominata “Cazzivella”, sulla Sp 26. Riccio, infatti, secondo gli inquirenti, fu l’ultimo a vedere la Flora anche se lui sostiene di averla incontrata il giorno prima della scomparsa e cioè il venerdì. Proprio nel corso di quell’incontro, la Flora gli avrebbe detto: «Se per le telefonate mi hanno fatto un occhio nero, per questo incontro farebbero sparire me e te».
Una frase che rappresenta un altro dei punti oscuri della vicenda.
I due, sempre secondo quanto raccontato da Riccio in un primo momento, avevano il sentore di essere spiati tant’ è che il giovane macellaio, ad un certo punto, impaurito, scappa via, alla vista di un auto che li segue. «Mi sono c… sotto per la paura di questa macchina», avrebbe poi raccontato, in una birreria, quel sabato, Riccio agli amici, salvo poi ritrattare tutto nella successiva fase dibattimentale. E di cose dette e poi ritrattate e poi ancora confermate ce ne sono tante in questa storia: oltre alla data dell’incontro tra Riccio e la Flora, anche il ritorno nella località Cazzivella di Riccio e Buldo. Ma queste menzogne o mezze verità servivano ad evitare che entrambi restassero coinvolti in fatti di cui erano stati realmente protagonisti oppure ai quali erano rimasti completamente estranei?
PINO PERCIANTE
Gazzetta del Mezzogiorno



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