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| Business del nucleare, la Procura antimafia: ecco perchè Scanzano |
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25/06/2010 |
| Gli interessi criminali «convergevano» con quelli «istituzionali». «Il punto nevralgico», così lo definiscono gli investigatori, era «tra Policoro, Scanzano Jonico e Rotondella». In un’informativa di 300 pagine i carabinieri dell’aliquota di polizia giudiziaria di Potenza tirano le somme di un’inchiesta che è andata avanti per oltre dieci anni.
«Al termine dell’attività - si legge nei documenti che la Gazzetta ha potuto leggere in esclusiva - si è fissata l’attenzione esclusivamente sui riscontri relativi al territorio di pertinenza che, soprattutto nella fascia costiera del Metapontino, appare essere stato il vero leit motiv degli interessi criminali e, per ceti versi, di quelli istituzionali, quando tali interessi non siano stati addirittura convergenti, in relazione al transito e allo stoccaggio dei rifiuti tossici e nucleari, avendo riguardo alla quanto mai strana coincidenza della vicinanza del sito di Scanzano, dove il governo aveva stabilito improvvisamente di stoccare i rifiuti nucleari presenti sul suolo nazionale, con il Centro Enea a Trisaia di Rotondella».
La vicinanza dei due siti, a pochi chilometri uno dall’altro, scrive il colonnello Antonio Massaro, comandante della sezione di Pg, «è quanto mai singolare». La personalità e «le attitudini dimostrate dall’allora sindaco di Scanzano Mario Altieri - scrive l’ufficiale dei carabinieri - suggerriscono di contestualizzare la singolare scelta fatta a suo tempo dal generale Carlo Jean, presidente della Sogin, circa il sito individuato». Jean, secondo i carabinieri, «aveva avuto certamente contatti con Altieri». Ma, interrogato, ha negato. Il 24 luglio del 2008 l’ex generale degli alpini esperto di intelligence e amico del presidente della Repubblica Francesco Cossiga è in Procura a Potenza. Il sostituto procuratore antimafia Francesco Basentini - il pm che ha condotto l’inchiesta e che a dicembre dello scorso anno ha chiesto e ottenuto l’archiviazione - lo ha convocato per alcuni chiarimenti. Le sue dichiarazioni riempiono un verbale di poche pagine.
«Sono stato presidente della Sogin sino al 2006 e attualmente insegno alla Luiss. La Sogin, ora, è presieduta da Maurizio Cuomo. La nomina è decisa dal ministero dell’Economia. La presidenza Sogin dovrebbe essere rinnovata a gennaio 2010 e l’eventuale sostituzione del consiglio d’amministrazione dovrebbe essere decisa dal governo».
In quel periodo, però, come anticipato ieri dalla Gazzetta, il generale Jean stava brigando per cercare di soffiare la poltrona da presidente della Sogin a Paolo Togni, capo di gabinetto del ministro Altero Matteoli, che in quel momento sembrava essere l’uomo più quotato.
Ma agli investigatori interessano i suoi rapporti con il sindaco Altieri. E, soprattutto, interessa sapere se dietro quella scelta c’era un accordo. Lui nega: «Nella procedura di scelta di Scanzano prendevamo accordi e contatti a livello locale, con il sindaco di Rotondella Mario Di Matteo e con quello di Scanzano Mario Altieri, il quale non voleva che Scanzano fosse individuato come sito nazionale». E ribadisce: «Non ho mai parlato di sito con Altieri prima del decreto del novembre del 2003». Gli investigatori glielo contestano. Sanno che è stato a Scanzano prima del decreto. Hanno in mano altre testimonianze. C’è una persona che ha riferito che Altieri e Jean erano anche andati a fare dei sopralluoghi. Lui smentisce: «Non sono mai andato con Altieri a vedere l’area dove doveva nascere il sito, ma solo per vedere il territorio». Poi cerca di distogliere l’attenzione da Scanzano e tira fuori un altro paese: «Craco è un’altra zona che ho visitato e che potrebbe essere ottima per la conformazione del terreno».
Fabio Amendolara
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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