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| Finisce a Potenza la carriera del ladro «dai mille volti» |
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29/05/2010 |
| Chiuso in una cella, il detenuto01EN6AT – questo il “codice univoco individuo” degli archivi della Polizia, visto che non si sa il suo nome – sta pensando al banale errore che lo ha tradito: dare all’agente una data di nascita diversa da quella riportata sul codice fiscale. Così è finita la carriera dell’“uomo dai mille volti”, più o meno 45 anni di età, senza fissa dimora, specializzato da anni in furti sui treni di tutta Italia.
Errore banale, d’accordo, ma quando uno ha utilizzato 48 nomi diversi, consegnare un numero di codice fiscale e fornire ad un agente della Polizia ferroviaria una data di nascita diversa può capitare. Se poi si viaggia con una valigia vuota e si risponde alle domande un pò nervosamente, allora è proprio una giornata storta che, infatti, è finita con l’arresto. L'uomo – che la Polizia pensa sia di nazionalità algerina (funzionari del Paese nordafricano faranno accertamenti per stabilirlo con certezza) – era su un treno partito da Salerno e diretto a Potenza.
Quando gli agenti, viste le sue contraddizioni e la valigia vuota, lo hanno fatto scendere a Potenza, non immaginavano ciò che avrebbero scoperto lavorando con i loro colleghi specializzati del compartimento della Polfer di Puglia, Basilicata e Molise, che si trovano a Bari. Sono venuti fuori 48 nomi diversi, ma l’unica certezza era il codice unico individuo dell’archivio centrale della Polizia: ancora oggi, il suo nome vero è un mistero. L'uomo è in Italia dal 1994: ha precedenti anche per rapina e spaccio di stupefacenti ma la sua specializzazione ad un certo punto sono diventati i furti sui treni. Modalità “alla Totò”: valigia vuota, occhio per individuare la vittima di turno e, alla prima distrazione, il bagaglio sparisce. Nessuna violenza.
Ha “operato” almeno in Campania, Liguria, Emilia-Romagna, Trentino: senza fissa dimora, aveva messo a punto “vero e proprio metodo di lunga sopravvivenza criminale”, dicono alla Polfer. E’ stato anche arrestato e condannato, in totale a sette anni di reclusione e al pagamento di multe per oltre diecimila euro. Proprio la lista delle condanne ricevute gli è stata “fatale”: dopo l’arresto, l'ennesima espulsione e l’avviso ad osservare l’ordine, la Polizia lo ha trasferito nel Centro di identificazione ed espulsione di Bari. E’ lì gli è successa una cosa anche peggiore dell’arresto. La Polizia infatti gli ha notificato un ordine di carcerazione della Procura di Pistoia: deve scontare una pena a quattro anni, sette mesi e dieci giorni di reclusione.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
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