|
| Telefonate ai maghi sotto inchiesta 6 impiegati lucani |
|---|
20/05/2010 |
| Telefonate «mute» per ricaricarsi il cellulare, auto di servizio utilizzate per fatti privati, chiamate al veggente per scoprire il giorno fortunato. Una «pacchia» a spese della Regione Basilicata. La sede di rappresentanza a Roma è finita al centro di una delle ultime indagini potentine di Henry John Woodcock, il pm anglonapoletano che oggi lavora nella «sua» Napoli. Le accuse: assenteismo sistematico, peculato telefonico, uso della macchina di servizio a fini privati, uso di uffici pur senza averne i titoli. Spese incontrollate di soldi pubblici.
L’inchiesta - denominata «Tela di ragno» - è ferma ad agosto scorso, quando ci fu la richiesta di rinvio a giudizio, formulata dal magistrato di «Vallettopoli», per sei dipendenti: Antonio Grassi, Rosario Golia, Nicola Mario Padula, Maddalena Ferraiuolo, Pasqualina Gravela e Mario Araneo. Nel faldone giudiziario di 148 pagine, che la Gazzetta ha potuto visionare in esclusiva, spuntano intercettazioni da cui emerge che in quell’ufficio si faceva di tutto fuorché lavorare. C’è chi si «autotelefonava» per ricaricare il proprio cellulare, chi chiamava alla Rai per chiedere di partecipare al gioco dei «pacchi».
Il più «intercettato» (al suo caso sono dedicate ben 33 pagine dell’informativa) è collaboratore esterno del presidente Vito De Filippo, tra le cui telefonate ci sono richieste al veggente di «esplorare i favori degli astri», colloqui erotico-sentimentali con amiche del cuore, commissioni a fornitori e artigiani: dalle riparazioni dell’auto personale all’acquisto di prodotti afrodisiaci. Gli investigatori hanno anche verificato che i dipendenti indagati si assentavano durante l’orario di lavoro facendosi «coprire» dal collega di turno che provvedeva a timbrare i cartellini magnetici.
di MASSIMO BRANCATI
e FILIPPO MELE
Gazzetta del mezzogiorno |
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |