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| Al via il progetto “Campus Botanico:il senso dell’Università” |
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17/05/2010 |
| Il 17 Maggio 2010, alle ore 10.00 presso il CAOS a Macchia Romana, è stato presentato il progetto “Campus Botanico:il senso dell’Università” ideato e realizzato dall’Associazione Sui-generis Potenza nell’Ambito dei progetti culturali promossi dall’Ateneo Lucano.
Al progetto oltre all’Università, partecipa La Provincia di Potenza, la Facoltà di Ingegneria, le Associazioni Geobas, La luna al Guinzaglio, L’Unione Italiana dei ciechi e degli Ipovedenti – Sezione Provinciale di Potenza, l’Ordine degli Architetti e dei dottori forestali ed agronomi, il Forum Regionale dei Giovani.
Ma che cos’è campus Botanico???
Il Campus di Macchia Romana è una grande distesa di cemento adibita a parcheggi e, nonostante ne porti il nome, manca drasticamente della componente principale che definisce un vero e proprio campus universitario: le zone verdi vivibili.
Mancano in modo drammatico punti di incontro atti a favorire la crescita socio-culturale degli studenti che è, o dovrebbe essere, il fulcro della vita universitaria.
Il progetto “Campus Botanico - Il Senso dell'Università” nasce dall'esigenza di vivere il campus e creare spazi di aggregamento per gli studenti lucani.
Riteniamo che vivere l'università significhi cercare di migliorarla costantemente creando i presupposti affinché essa possa crescere e cominciare ad essere un punto di riferimento per la cultura nel suo senso più ampio.
L'università è un luogo dove tutti i giorni centinaia di persone studiano, lavorano, vivono ed è necessario permettere loro di farlo nel migliore dei modi possibili. Migliorare la vivibilità nel campus: è questo il nostro obiettivo.
Come nasce il progetto?
Il progetto è nato da un’attenta analisi dei luoghi, con una serie di incontri con gli studenti che quotidianamente vivono l’Università, ma più che sullo spazio fisico la nostra attenzione si è concentrata soprattutto sullo spazio relazionale all’interno dell’Università.
Ciò che immediatamente colpisce è che gli spazi, posizionati tra l’ingresso e le facoltà, sono assolutamente dominati dalle automobili con strade, parcheggi in abbondanza; tutto ciò ci è sembrato davvero insolito in un campus universitario, una realtà che dovrebbe essere distinta quella caotica urbana, e in cui dovrebbe essere privilegiato il muoversi a piedi e le relazioni sociali.
Invece nel campus di Macchia Romana non ci sono veri e propri spazi di socializzazione, è quasi del tutto assente ogni tipo di seduta, e soprattutto il verde è sempre un verde di risulta, mai progettato, presente solo negli spazi che, a fatica, sono stati strappati alle strade; il verde assume dunque la forma e l’apparenza di aiuole spartitraffico.
Anche i marciapiedi non sono luoghi attraenti, anzi sono talmente respingenti che gli studenti, nei loro percorsi, preferiscono camminare sulla strada.
Abbiamo allora cominciato ad osservare quei luoghi con occhi diversi, cercando di trasformare i lati negativi in potenziale artistico, in maniera da non negarli ma utilizzarli e ne abbiamo individuato le potenzialità, e soprattutto la loro capacità di divenire attraenti e di mostrare il loro sex appeal.
Questi spazi sono oggi soprattutto luoghi dell’attraversamento, senza identità, assolutamente anonimi ed impersonali nei quali si passa velocemente senza prestare attenzione a quello che si ha intorno; questi spazi potrebbero rivestire un ruolo diverso e stimolante all’interno del Campus, favorendo la relazione, la comunicazione e l’integrazione.
Il nostro obiettivo è di fare in modo che le persone si riprendano le strade e riconquistino lo spazio pubblico, in maniera da percepirlo come spazio collettivo e non come luogo alieno, trasformando i luoghi dell’attraversamento in luoghi dell’incontro.
Il progetto si inserisce allora come un corpo estraneo all’interno della città parcheggio in maniera tale da innescare una reazione e trasformarla in luogo vivibile, piacevole e sociale.
Partendo da una frase di Martin Rein Cano, architetto dello studio Topotek 1, ci siamo chiesti “Qual è il colore di questo posto?” e proprio i colori hanno guidato l’evoluzione del progetto.
Siamo partiti da una serie di strisce colorate (Lavanda, giallo, rosso e arancio) che proseguono da un lato con aiuole fiorite dello stesso colore e dall’altro si prolungano verso il marciapiede opposto, passando sulle strisce dei parcheggi e sulla segnaletica stradale, ribadendo la volontà di reimpossessarsi degli spazi pubblici.
Il marciapiede diventa un garden graffiti, ovvero un giardino disegnato che utilizza la strategia artistica del painting, i graffiti artistici, per riqualificare/recuperare uno spazio urbano.
L’aiuola che si protende verso la Facoltà di Agraria è diventata un piccolo giardino botanico, con una selezione di essenze munite di targhette identificative.
Il giardino dipinto prosegue con una serie di macchie di colore che conquistano ulteriore spazio alla distesa di asfalto e girano verso l’ingresso alla Facoltà di Agraria che già attualmente è un importante luogo di incontro per gli studenti.
Il progetto sarà poi completato dal concorso di idee inSedia dove gli studenti sono chiamati a progettare una seduta, da collocare proprio nelle aree verdi del campus universitario.
Il primo seminario partirà il 10 giugno 2010 e sarà tenuto dalla Prof.ssa Fuccella ( corso di laurea in scienza della comunicazione ) dal tema: Comunicare il paesaggio.
Per tutte le info:
www.myspace.com/campusbotanico
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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