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Ottavia De Luise, "a Montemurro tanta omertà"

17/05/2010



«La gente in questo paese è cattivissima. A Montemurro c’è chi sa che fine ha fatto mia sorella ma preferisce restare in silenzio. È un’omertà di fronte alla quale arrossirebbe la Sicilia contaminata dalla mafia». Parole dure quelle di Settimio De Luise, fratello di Ottavia, la bambina di cui non si hanno più notizie dal 12 maggio del 1975. Un giudizio plasmato giorno dopo giorno di fronte all’indifferenza di una comunità testimoniata anche dalle interviste rilasciate ieri al programma televisivo di Rete4, «Quarto grado», che si è occupato della vicenda.

In paese ci sono persone che dicono di non conoscere la sua famiglia perché si è trasferita al nord da tanti anni... «Falso. Non capisco questo atteggiamento, io sono sempre stato qui. E poi mio padre era un uomo in vista a Montemurro. Oltre ad essere l’unico macellaio è stato attivo politicamente, uno dei fondatori del Pci di una volta insieme al padre dell’attuale sindaco. Che, evidentemente, dimentica questo rapporto...».
Perché? «Non si è degnato di dirmi una parola di conforto. Non ha mai dimostrato solidarietà nei miei confronti e nei confronti della mia famiglia. Si è limitato a dire pubblicamente che Montemurro non è un paese di pedofili, ma io non ho mai detto questo. Le sue sono esternazioni tipiche di un politico che punta solo ed esclusivamente al consenso elettorale. Ma cosa c’entrano i voti con questa tragedia?».
E come si spiega l’atteggiamento della comunità? C’è chi addirittura, in interviste televisive, è arrivato a negare di essere di Montemurro o a lanciare accuse, dicendo che suo padre aveva venduto la figlia... «Ecco perché dico che è un paese di cattivi. Dietro quei silenzi, spezzati solo dal fango che qualcuno vuole buttarmi addosso, ne sono certo, c’è chi conosce cosa è successo ma preferisce tacere. Gli investigatori ce la stanno mettendo tutta per trovare la verità, ma se la gente non collabora tutto diventa molto più difficile».
Tra le persone che potrebbero sapere c’è anche sua cugina Lucia Rotundo? «Ne sono convinto».
La donna ha ritrattato le dichiarazioni rese durante l’interrogatorio del ‘75 nelle quali parlava degli incontri proibiti tra sua sorella e il «viggianese».
Crede che oggi dica la verità? «Sì. Una bambina di 11 anni, l’età che aveva quando fu interrogata, non può dire certe cose».
Dopo 35 anni è partita una nuova indagine sull’onda mediatica del caso Elisa. Perché non ha chiesto in passato di cercare la verità sulla scomparsa di sua sorella? «L’ho fatto, ma mi è sempre stato detto di lasciar perdere. Che vuoi fare, sono passati tanti anni, tua madre è anziana, va a finire che le fai venire il crepacuore. Ma quando la Gazzetta ha tirato fuori il caso, ripreso poi da «Chi l’ha visto?», la pressione mediatica è stata tale che gli inquirenti non hanno potuto far finta di nulla. Ed eccoci qui a cercare la verità».
Si scava per trovare il corpo di Ottavia. Ma in lei non c’è la speranza che possa essere ancora viva? «Sinceramente no. Lei è stata uccisa il giorno della scomparsa. Ne sono convinto. Qualcuno l’ha violentata e per paura che parlasse l’ha fatta fuori. E quel qualcuno ha un conto in sospeso con la giustizia».

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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