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Per Ottavia spunta un testimone creduto morto

7/05/2010



I fantasmi del passato ritornano. Il questore di Potenza, Romolo Panico, conferma che Giuseppe Alberti, «Peppino il viggianese», l’uomo accusato di atti di libidine violenta nei confronti di Ottavia De Luise, la ragazzina 12enne scomparsa 35 anni fa, è vivo. Ha 87 anni e si troverebbe a Torino, dalla figlia, Angela. Lo avevano dato più volte per morto. Fino a quando la polizia non ha chiarito il mistero. Gli investigatori hanno intenzione di ascoltarlo a proposito della vicenda. Anche se una persona di quell’età potrebbe avere ben poche cose da dire.

Comunque, «il viggianese» sembrerebbe estraneo alla scomparsa di Ottavia. L’uomo, uscì dalla vicenda, solo perché all’epoca i reati ascritti, cioè gli atti di libidine, erano perseguibili a querela di parte. Cosa che la famiglia De Luise non presentò mai. «Il viggianese» - secondo le testimonianze raccolte all’epoca - in cambio delle attenzioni particolari elargiva piccole somme di danaro. Un particolare, evidentemente, a conoscenza della mamma di Ottavia, Luisa. Infatti, la donna, chiese a Giuseppe Alberti, 15 giorni prima della scomparsa della figlia, di lasciare in pace la ragazzina.

«Peppino il viggianese» è già stato interrogato nel 1975. Ad ascoltarlo, il 22 maggio, nell’ospedale dove è ricoverato, c’è anche il sostituto procuratore Antonino De Marco. Nel verbale di tre pagine, Alberti racconta la sua verità: «La piccola De Luise, quando era ancora in vita mia moglie, veniva a casa per aiutarla nelle faccende domestiche e mia moglie le passava piccole somme di danaro... Quando tornai da Torino, ad aprile del 1975, la De Luise è venuta a casa mia e mi ha chiesto notizie di un suo fratello che risiede a Torino. Io le ho risposto di non averlo incontrato e la ragazza, dopo essere discesa di un gradino nella mia abitazione, avuto la mia risposta, è rimasta lì lì ferma, come incantata. Ha ridisceso poi un altro gradino ed è rimasta ferma nella mia abitazione. A questo punto le ho detto di andare via perchè non poteva stare a casa mia essendo io un uomo e lei una ragazza. Lei mi ha chiesto 100 lire per comprare un gelato. io non ho aderito alla richiesta e, innervositomi, l’ho cacciata di casa».

Il giorno della scomparsa Alberti ha un alibi di ferro. Nella notte si è sentito male. Una vicina gli porta da mangiare, la cognata lo visita, il medico pure. Poi, l’uomo, tira in ballo altre persone che frequenterebbero Ottavia e specifica: « ...gli occhi sono fatti per guardare; sto riferendo circostanze da me viste occasionalmente». I carabinieri indagano e scrivono quella frase destinata a far discutere e ad alimentare polemiche infinite: «In pubblico la ragazzina godeva scarsa reputazione perché la sua condotta morale lasciava a desiderare».

Ieri, intanto, è stato demolito il vecchio fienile accanto alla masseria dei Rotundo, lungo la vecchia strada del Carmine che porta ad Armento. Lì dove fu vista l’ultima volta Ottavia. La stessa strada dove la ragazzina incontrava anche «Peppino il viggianese ». Una volta eseguita la pulizia del piazzale, si è passati a scavare di nuovo. Si cerca la prova del nove, quella che porterebbe alla soluzione del caso. I lavori sono stati più volte interrotti a causa della pioggia. Il geo-radar, infatti, quando il terreno è troppo bagnato non riesce ad individuare le anomalie della superficie.

Controlli, fotografie, misurazioni. Gli esperti della polizia scientifica e dell’Ert proseguono il lavoro meticoloso. Oggi, si ricomincia. Secondo il programma stilato, in un secondo momento le ricerche dovrebbero estendersi alla stalla, oggi inglobata nella costruzione principale. Dall’interrogatorio di Andrea Rotundo non sono emersi particolari. Il legale della famiglia, Nicola Sacco, non conferma né smentisce che il cliente - ottuagenario pure lui - sia indagato.

Rotundo, in passato, è stato anche indagato per omicidio colposo a causa di un incidente di caccia in cui perse la vita una persona di Montemurro. Interrogatori in vista, infine, per i carabinieri (quindi, non solo il comandante della stazione di Montemurro) che nel 1975 si occuparono del caso. Sono diversi.

Gaetano Campione
la gazzetta del mezzogiorno



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