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| Storie di un lavoro che non c'è |
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6/05/2010 |
| La politica discute, gli enti si confrontano e prendono tempo cercando soluzioni, ma intanto per i lavoratori dell’Apofil la quotidianità è fatta di sacrifici e paur e. In trenta sono «finiti in mezzo ad una strada», altri 25 rischia di finirci tra maggio e giugno. Le loro storie sono più o meno simili: lo studio, la ricerca di un lavoro e il raggiungimento di una posizione economica precaria. Tra queste, però, c’è anche chi con i soldi da precario ci mantiene la famiglia. E che, oggi, senza soldi non sa proprio come andare avanti. È il caso del signor Vito Cardillo, 59 anni di Muro lucano.
Orientatore alla formazione con una laurea in scienze politiche, sposato e padre di 4 ragazze. Il signor Cardillo per anni ha lavorato autonomamente, poi, nel 2001 è finito all’Apofil. Sembrava una soluzione definitiva, la possibilità di avere un contratto a tempo indeterminato.
Invece, Lei ha passato dieci anni da «precario»... «Prima di andare all’Apofil lavoravo con i Comuni, facevo i progetti per gli Lsu. Giravo sul territorio e lavoravo autonomamente o in alcuni casi come Co.co.co. Da vent’anni sono nella formazione. Poi è cambiata la normativa nazionale e noi consulenti dovevamo essere per forza dipendenti di una struttura deputata alla formazione. Così sono finito prima alla vecchio Apof e poi all’Apofil»
Era novembre del 2001.. «Sì. Da allora ho lavorato solo con Apofil, incarichi che non superavano mai i due mesi continuativi. Comunque, lavoravo quasi tutto l’anno»
Era difficile andare avanti? «Si, era molto difficile andare avanti ma un minimo di reddito lo avevo..»
Ora, invece, cosa è successo? «Io sono utilizzato nell’attività dell’obbligo formativo, progetto sempre triennale che fa parte del recupero del disagio scolastico. Sono dieci anni che vengo utilizzato in questo ruolo di educatore. Sommariamente ho raggiunto quasi le 7mila ore di attività diretta».
Nonostante questo rimane precario? «Un precario con un futuro incerto. Ho 4 figlie, di cui una disabile grave. E’ dal mese di ottobre che abbiamo problemi. Siamo nella graduatoria di un bando provinciale che ci ha fatto lavorare con un’agenzia interinale che ci paga 11 euro l’ora. Questo nonostante loro percepiscano per il servizio che offrono ogni anno quasi 260mila euro»
Da ottobre, però, la situazione è andata via via peggiorando.. «Ad agosto scorso ci hanno messo in disoccupazione per un mese. Poi, da settembre abbiamo ripreso le attività e abbiamo continuato a lavorare. Ad ottobre sono iniziati i problemi di mancato pagamento. Così, a dicembre i miei stessi colleghi hanno portato all’attenzione dell’agenzia interinale la mia situazione ed ho ottenuto a inizio gennaio il pagamento di due stipendi. Ora mi hanno pagato fino a marzo mentre altri docenti devono ancora percepire altre due mensilità. In questo mi sento un privilegiato, i colleghi sono stati solidali, ma non so cosa mi riserva il futuro».
Il suo contratto, infatti, scade l’undici di maggio. «Si ed ho paura. Il nuovo direttore generale ci ha detto che alcune figure di esperti saranno preservate, ma ci ha anche detto che esse staranno a casa un decina di giorni in attesa di contratti diretti con Apofil. Io continuo a lavorare e lavorerò fino al dieci maggio ma sono l’unico reddito per la mia famiglia».
Quindi, ha tanta paura.. «Si. Ora viviamo contando quei pochi soldi che ci sono rimasti, ma abbiamo paura per il futuro»
Se potesse chiedere qualcosa alla politica cosa chiederebbe? «Io sono esperto senior nella formazione ho altre 6 specializzazioni, mi sento una persona con capacità. Vorrei avere - prima della pensione - dei contratti a lungo termine. Questo è il mio sogno... Vorrei poter guadagnare per poter dare alla mia bambina, disabile, qualche opportunità in più sul fronte del recupero».
Antonella Inciso
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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