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La Provincia non paga: in 30 a casa

5/05/2010



Lo «schiaffo» per uno strano caso del destino lo hanno ricevuto proprio il primo maggio, giornata della festa del lavoro. Da quella data, infatti, trenta operatori della formazione precari dell’Apofil, l’agenzia provinciale orientamento formazione, istruzione e lavoro, sono tornati ad essere disoccupati. I loro contratti a tempo determinato, a progetto o interinali che scadevano il 30 aprile scorso non sono stati rinnovati.
I motivi? Vari: dai fondi che servivano a pagare le indennità che non sono stati trasferiti dal Dipartimento formazione alla Provincia, al piano di formazione dell’anno in corso che attende di essere definito, alla Provincia che dopo aver anticipato i fondi per tanti anni ha deciso di non farlo più, anche per evitare di sforare il patto di stabilità.
Motivi a parte, ai 30 addetti non è rimasto altro che tornare a casa e attendere tempi migliori. Non senza, però, far sentire la loro rabbia e la loro delusione. Come hanno fatto ieri nel corso di una conferenza stampa tenuta da Cgil, Cisl e Uil.
Un’occasione non solo per tenere alta l’attenzione sulla vicenda in attesa dell’incontro che si terrà mercoledì in Regione ma anche per evidenziare l’importanza del servizio che viene offerto. A cominciare dai corsi di formazione per i detenuti minorenni, passando per i ragazzi con problemi di handicap e quelli con problematiche familiari serie.
Servizi fondamentali per oltre 600 famiglie e per oltre 500 detenuti (tra minorenni e maggiorenni). Tra le iniziative interrotte, infatti, vi è quella legata all’obbligo formativo e il servizio di inclusione sociale destinato a ragazzi in difficoltà, disabili, tossicodipendenti con sofferenze psichiatriche, esperienze di detenzione o che hanno abbandonato la scuola. Insomma, tutta una serie di servizi strategici per moltissimi settori.
«Grazie a questi interventi c’è un recupero di storie, di persone, di vite - sottolineano i sindacati - per questo bisogna avviare un percorso di stabilizzazione del personale precario che da anni svolge un servizio fondamentale». Percorso che, però, al momento sembra lontano. Troppo lontano soprattutto per chi aveva un lavoro - seppur precario - ed ora non ha più nulla.
Se, però, in trenta oggi lottano per riavere il posto di lavoro, altri 25 potrebbero perderlo tra maggio e giugno.
In questi due mesi, infatti, scadranno altri 25 contratti : 10 a maggio e 15 a giugno. Contratti che se le cose non cambieranno potrebbero diventare carta straccia. Tra i precari l’agitazione e la paura sono palpabili. Ma per tutti molto dipenderà dall’incontro che si terrà mercoledi in Regione: al Dipartimento Formazione e da quello che si terrà domani in Provincia.
Se la Regione sbloccherà i fondi, infatti, la Provincia potrà pagare le spettanze e i precari tornare a lavorare. Se la situazione non si sbloccherà, invece, si avrà un effetto a catena anche per gli altri l avo r at o r i .
Insomma, una situazione delicata. Una vicenda che rischia di avere riverberi anche su 73 comuni e 230 utenti legati all’obbligo formativo. Enti che hanno sottoscritto per quelle attività appositi protocolli d’intesa con l’Apofil e che oggi non sono in grado di erogare i servizi. Da parte loro, i precari Apofil - tutte figure altamente specializzate - sono decisi a non arrendersi. «Vogliamo l’immediato trasferimento dalla Regione alla Provincia dei finanziamenti - fanno sapere - e l’attivazione immediata del piano di formazione 2010 da parte della Provincia». Oggi e domani per loro saranno giornate campali.

LA PROVINCIA: "NESSUN BLOCCO"
«Né il servizio di obbligo formativo, né il servizio di inclusione sociale al momento sono chiusi o sospesi, così come tutte le attività in essere di Apofil attinenti all’ultima parte del Programma formativo del 2009». È quanto precisa la Provincia di Potenza intervenendo sulla situazione dei precari. «Al momento l’Apofil ha 340 allievi in attività di apprendistato e circa 350 in attività di obbligo formativo - precisa l’ufficio stampa dell’ente - Sicuramente la riduzione di trasferimento di risorse nel 2010 da parte della Regione Basilicata costringe la direzione ad un ridisegno dell’of ferta di sevizi formativi e di inclusione offerti». Il Cda e la direzione dell’ente, insediatisi ad aprile 2010, stanno lavorando alla ridefinizione della funzione strategica di Apofil alla luce delle criticità rilevate. «Le difficoltà attuali di Apofil sono tutte in pochi ma semplici numeri - continua la nota - L’Apofil ha operato nel 2009 con un ammontare di risorse pari a circa 17 miliardi di euro; ad oggi, invece la Regione Basilicata, attraverso l’Intesa Interistituzionale Regione - Province assicura un trasferimento di circa 4 miliardi di euro. Questa dotazione finanziaria è largamente insufficiente ad assicurare i servizi che Apofil storicamente ha erogato sul territorio; nello specifico, la dotazione finanziaria risulta ad oggi insufficiente anche a coprire i costi del personale dell’Agenzia. Il CdA e la Direzione hanno inoltre iniziato una concreta riflessione sul modello organizzativo di Apofil, alla luce della progressiva riduzione di risorse, evidenziando che l’agenzia ad oggi è organizzata su 13 sedi, più una sede distaccata». «Inoltre - continua la Provincia - l’Agenzia ha una dotazione organica di 165 unità, alle quali si sono affiancati a vario titolo ulteriori 81 unità, di cui 26 amministrativi. Il Presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza ha infine ribadito la necessità «di un tavolo tecnico istituzionale con la regione indispensabile al fine di procedere ad una riorganizzazione complessiva del sistema della formazione e del suo rapporto con il mercato del lavoro». «Una riorganizzazione che deve partire da una attenta riflessione sulla legge 33 del 2003 con l'attuazione piena della delega alle Province in materia di formazione e lo stanziamento delle risorse necessarie - sotiene Lacorazza - Solo partendo dalle risorse è possibile definire un piano formativo che stabilisca gli obiettivi da perseguire e le modalità operative per dare qualità all’offerta formativa e valutare il fabbisogno del personale. È in questo quadro che è possibile individuare risposte attente e qualificate al personale dell'Apofil».

ANTONELLA INCISO
LA GAZZETTA DEL MEZZOGGIORNO



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