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| Basilicata, nel pozzo tracce di Ottavia scomparsa 35 anni fa |
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4/05/2010 |
| MONTEMURRO (Potenza) - Mille passi. Sono quelli percorsi da Ottavia De Luise, l’ultima volta che qualcuno l’ha vista, 35 anni fa. Mille passi, da via delle Concerie 32, dove abitava la ragazzina scomparsa nel nulla, lungo un nastro d’asfalto sbiadito dal sole e segnato dalle intemperie. La via vecchia per Armento porta al pozzo, nei pressi di una stalla e di un fienile alla periferia del paese, che potrebbe essere la tomba di Ottavia.
Nella cisterna, infatti, i vigili del fuoco hanno recuperato del «materiale», consegnato al medico legale. È ancora troppo presto per stabilire di cosa si tratti. Le analisi e gli accertamenti daranno, finalmente, risposte certe - in un senso o nell’altro - in questa vicenda infinita.
La svolta è arrivata all’imbrunire. Quando gli esperti della polizia scientifica, dopo aver effettuato misurazioni, riscontri, rilievi e fotografie, hanno richiesto l’intervento dei pompieri. La cisterna è stata prima svuotata. Poi è stata calata una telecamera. Infine, è toccato ad un sommozzatore scendere e recuperare il materiale rinchiuso in un sacco.
Le indagini, dunque, sono riprese lì, dove la ragazza era scomparsa. Il pomeriggio del 12 maggio 1975, Maria Cirigliano, contadina, incontrò Ottavia: «Le chiesi dove stesse andando - racconta la donna ai carabinieri -. Lei mi rispose dicendo che doveva raggiungere una masseria, perchè doveva mettere al corrente i proprietari del fatto che nella loro abitazione, in paese, fuoriusciva acqua dai rubinetti». Il racconta di Maria continua: «Pioveva, il terreno era bagnato. Le suggerii - visto che eravamo a breve distanza - di chiamare e comunicare al proprietario il problema. Ma lei replicò che era meglio andare di persona».
Una traccia, dunque, c’era. Avvalorata da una delle tante lettere anonime spedite in questi anni dalla famiglia De Luise. Precisa, nella descrizione. Forse, fin troppo. Perchè raccontava di come una persona, sul letto di morte, si fosse liberata di un segreto pesante quanto un macigno. Un padre che avrebbe visto il figlio violentare, uccidere e seppellire Ottavia.
La ragazzina Ottavia De Luise, nella masseria non arrivò mai. Lo confermò, all’epoca la moglie del proprietario (l’uomo, però, non è mai stato ascoltato dagli investigatori). La donna, che quel 12 maggio accudì gli animali nei pressi della stalla e del fienile, disse: «Nessuno è venuto a trovarmi nel pomeriggio». Quanto alla storia della casa: «Non trovai i rubinetti dell’ acqua aperti nè tantomeno trovai acqua sul pavimento».
Dove andò, quindi Ottavia? Incontrò qualcuno? E chi? Montemurro allora chiuse gli occhi e si tappò le orecchie. Amnesia selettiva. I medici la definiscono così, quando qualcuno non vuole ricordare un episodio particolare. La diagnosi vale anche se è un paese intero a dimenticare. Perché? All’epoca non c’erano i talk show e l’urlo di dolore della famiglia De Luise si esaurì ben presto. Non venne presentata neanche la querela contro «Peppino il viggianese», accusato di atti di libidine violenta su minorenne. Forse anche per spegnere sul nascere le dicerie, i sospetti, i pettegolezzi di chi vedeva la ragazzina in giro con gente più grande di lei. Pronta a spendere le lire di una volta. Anche per cosmetici e profumi. Sospetti avallati dalle deduzioni del brigadiere Giuseppe Nitto, allora comandante della stazione dei carabinieri di Montemurro. Lui, scriveva nel rapporto gudiziario sulla scomparsa di Ottavia: «In pubblico la ragazzina godeva scarsa reputazione perchè la sua condotta morale lasciava molto a desiderare» E Settimio, l’unico dei De Luise rimasto da queste parti, ha dichiarato di volerlo denunciare per favoreggiamento. Per non aver indagato come avrebbe dovuto. per non aver verificato gli alibi di chi ha raccontato una, due, tre versioni diverse dello stesso episodio. Tutto agli atti. Nero su bianco.
Prendete le dichiarazioni di Giuseppe Spianato, tirato in ballo dalla cugina di Ottavia, perchè guardava insistentemente la ragazzina. Lo interrogano e lui spiega: «Dopo averla vista mi sono fermato nei pressi della piazza ad attendere il mio amico Rocco di cui non conosco nè il cognome, nè il soprannome, nonchè sconosco pure ove abita... assieme allo stesso dovevo recarmi a Moliterno a vedere un film. Non ricordo però il titolo del film visto». Poi, altra versione: «Rettifico... ho incontrato alcuni amici, Giovanni detto Franciscone, certo Rocco, Bartolomeo, Carmine detto Crisciulo, Felice detto Cipolla. Con questo sono rimasto fino alle 22, nel bar, dove abbiamno giocato a carte e alla passatella». La storia del film? Scomparsa. Salvo poi a riapparire nelle dichiarazioni di altre persone. Bartolomeo Morano: « ...ci siamo seduti tutti nell’autovettura di Spianato, una Fiat 1100 familiare e di comune accordo abbiamo deciso di recarci al cinema di Moliterno per vedere un film. Ma si era fatto tardi ed abbiamo continuato a girare per Moliterno...». Incongruenze macroscopiche. Mai approfondite. Per Antonio Laterza, la ricostruzione è ancora diversa: « ...Il brigadiere ha chiesto inoltre allo Spianato se per caso aveva visto una tale Ottavia. Spianato ha risposto positivamente dicendo di averla vista verso le 19-19,30, vicino al bar. Il brigadiere ha chiesto allo Spianato se fosse sicuro o meno di aver visto Ottavia a quell’ora. Questi ha insistito nuovamente di averla vista a quell’ora...».
L’amnesia selettiva di Montemurro ha risvolti curiosi. Negli anni Settanta gli abitanti erano più di 3mila. Oggi sono meno di 1.400. E c’è chi non sa nulla della tragedia di Ottavia. Perchè il tempo cancella le tracce e i ricordi.
La madre della ragazzina vive a Torino. Ha sempre detto: «Non voglio morire senza sapere che fine abbia fatto mia figlia». Forse, la verità è racchiusa in quel pozzo.
di Gaetano Campione
Gazzetta del Mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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