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| Festa del lavoro Matera, 37mila i disoccupati |
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1/05/2010 |
| Il carpentiere di origine Tunisina, Nabil Benjazia, 43 anni, da 22 residente a Matera, con moglie e tre figli a carico, non lavora più da mesi. Non vuole delinquere, non lo ha mai fatto, ma la sua famiglia deve pur campare. E allora, disperato, ha messo in vendita un rene. Non è la sola notizia da tenere in debita considerazione in questo 1° maggio.
«Se il presidente della Commissione provinciale del lavoro irregolare ci dice che il numero di disoccupati a Matera è arrivato a quota 37mila e di questi 17mila sono concentrati a Matera - ovvero uno su tre della forza lavoro in città - vuol dire che i dati sono erronei oppure che c’è una zona di lavoro nero che ha ormai raggiunto i livelli del 1995».
Il segretario regionale della Filca Cisl, Franco Pantone, ha partecipato, unitamente ad altri sindacalisti, rappresentanti delle forze dell’ordine, delle associazioni datoriali, istituti previdenziali ed numerosi enti, tra cui quelli territoriali, alla riunione del Comitato per il lavoro e l’emersione del sommerso (Cles) che si è svolta nei giorni scorsi alla Direzione provinciale del lavoro di Matera. Sede in cui sono stati presi in esame i dati dell’attività ispettiva del primo trimestre dell’anno in corso.
L’invito di Pantone è ad entrare nei numeri comunicati dal Cles. Nel primo trimestre 2010, gli operatori della Direzione provinciale del lavoro, unitamente ai Carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro, hanno eseguito 826 ispezioni ad aziende di tutti i settori produttivi e qui sentito 3.100 lavoratori occupati. Hanno, inoltre, effettuato il recupero contributivo di 766.000 euro, contestato 1973 violazioni amministrative, nonchè elevato 161 notizie di reato. Nel corso dei controlli sono state registrate complessivamente 292 posizioni di lavoratori irregolari con un indice di irregolarità pari al 9,41 per cento (rapporto lavoratori irregolari/lavoratori occupati); di questi lavoratori 156 erano occupati “in nero”, 24 extracomunitari, di cui 4 sprovvisti del relativo permesso di soggiorno. Dal raffronto tra risultanze del primo trimestre 2010 e primo trimestre 2009 emerge una maggiore consistenza del fenomeno delle aziende irregolari (+ 13 per cento), un aumento non significativo dei lavoratori irregolari (+ 3 per cento) e un preoccupante incremento dell’impiego di lavoratori in nero che si attesta al 53,42 per cento sul totale dei lavoratori irregolari.
Dati che si gonfiano ancora se l’attenzione si concentra su un altro settore continuamente monitorato per l’elevato numero di lavoratori irregolari, infortuni ed evasione contributiva, ovvero il settore edile. Nel decorso trimestre, dopo 139 sopralluoghi su cantieri e 187 ispezioni in aziende, di queste il 66,31 per cento sono risultate irregolari, il 13,46 per cento di lavoratori irregolari e il 53,38 per cento in nero.
«L’aspetto più evidente - riprende Pantone - è comunque quello del lavoro nero. Si tratta di un fenomeno trasversale a tutte le attività, compreso il settore primario. È una fotografia che ci rimanda alla nostra attenzione problemi di varia natura. A partire da quello riguardante i diritti negati come quelli previdenziali e di sicurezza sui posti di lavoro. Ma il lavoro, si potrebbe aggiungere, c’è. È il sistema che è malato. Che fare? In riferimento al settore edile, di cui mi occupo, i controlli, pur avendo presente il clima di crisi, non possono che essere costanti . Non può essere abbassata la soglia di attenzione nei confronti delle imprese che non rispettano le leggi. Significa in casi particolari più controlli nei confronti di appalti privati e anche pubblici e, considerati i costi del lavoro e della sicurezza, bisogna concentrare l’attenzione sia sui subappalti che sulla congruità dei ribassi offerti nelle aste per le aggiudicazioni. Spesso, infatti, l’eccessivo contenimento dei costi avviene per l’illecito impiego di squadre di lavoratori a cottimo provenienti da località pugliesi limitrofe o per l’illecito impiego di pensionati, cassaintegrati o extracomunitari irregolari. E poi, non c’è da meravigliarsi più di tanto, di episodi come quello capitato qualche mese fa, quando un cittadino extracomunitario impiegato in nero, a seguito a un incidente sul lavoro, non solo non fu soccorso, ma fu nascosto a chi doveva controllare nel bagagliaio di un’auto».
Un discorso che ha trovato concorde l’Api, l’Associazione delle piccole e medie industrie che ha evidenziato come il lavoro irregolare sia causa di alterazione della concorrenza tra gli operatori locali e, perciò, è auspicabile anche da parte datoriale l’intensificazione della lotta contro il lavoro sommerso che andrebbe, però, estesa oltre i confini provinciali onde evitare che gli effetti penalizzanti ricadano solo a carico delle imprese locali, già in sofferenza sia per la crisi economica generale, sia per le difficoltà di accesso al credito sia, ancora, per i ritardi nei pagamenti da parte delle stazioni appaltanti pubbliche. Sintomatico, del resto, risulta il dato per cui le imprese paghino le retribuzioni, ma abbiano difficoltà a versare i contributi».
di PASQUALE DORIA
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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