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Dopo 35 anni si riapre il caso De Luise

1/05/2010



Dopo 35 anni il caso è riaperto. La scomparsa della piccola Ottavia De Luise, di cui si sono perse le tracce il 12 maggio del 1975 quando aveva 12 anni, sarà di nuovo al centro di un’indagine giudiziaria. Ieri, a Montemurro, si è recato il pm di Potenza Sergio Marotta che ha «rispolverato» il fascicolo chiuso 9 mesi dopo la scomparsa. Una storia riaperta dalla «Gazzetta» lo scorso 7 aprile.

Accompagnato dal capo della Squadra Mobile di Potenza, Barbara Strappato, e dal commissario capo, Antonio Mennuti, il magistrato ha cominciato un giro d’orientamento per raccogliere tracce, testimonianze e segni con l’obiettivo di fare luce su un mistero per troppo tempo «sepolto» da silenzi e interrogativi. Che fine ha fatto Ottavia? È stata uccisa? È rimasta vittima di un pedofilo?

L’ultima persona che l’ha vista è la cugina, Lucia Rotundo. Ottavia uscì di casa intorno alle 16. In piazza Giacinto Albini, che è distante dalla sua abitazione una settantina di metri, la bambina incontrò alcuni coetanei, tra cui proprio la cugina. «Ora io vado in campagna a trovare il «viggianese» (Giuseppe Alberti, l’unico indagato della vicenda, poi prosciolto - ndr) - le avrebbe detto Ottavia in base a quanto si legge su un verbale dell’epoca - non dire niente a papà e mamma».

Secondo il racconto di Rotundo, il «viggianese» era un uomo che spesso incontrava Ottavia nella sua casa: le dava dei soldi (500 lire) e la faceva spogliare per poi toccarla. Un particolare inquietante attorno al quale ruota tutto il teorema investigativo dell’epoca, focalizzato esclusivamente sulla condotta morale della dodicenne. I carabinieri ritenevano che quella bambina fosse di «facili costumi» e che si intratteneva con gli anziani del paese in cambio di soldi. In questo contesto degradato sono frequenti i riferimenti al «viggianese».

Luisa Guacci, madre di Ottavia, fu ascoltata dai carabinieri 15 giorni dopo la scomparsa della bambina. E riferì un episodio importante, consumatosi un paio di settimane prima del 12 maggio 1975. «Circa 15 giorni prima della scomparsa di mia figlia ebbi a richiamare il viggianese chiedendogli di lasciarla in pace perché Ottavia mi aveva confidato che l’uomo l’avev a più volte invitata ad andare verso la strada del Carmine, cioè a recarsi fuori dal paese lungo la strada per Armento». Nonostante le testimonianze raccolte, il giudice istruttore pronunciò il 9 febbraio 1976 una sentenza nella quale dichiarò «di non doversi procedere nei confronti di Alberti Giuseppe per mancanza di querela».

Da allora il buio più assoluto sul destino di Ottavia, ingoiata da un deformato moralismo del paese e da vizi procedurali che hanno trasformato la storia della sua scomparsa in un mistero dimenticato. Strappato all’oblìo dalla Gazzetta. Su questa vicenda ora si riaccendono i riflettori, sperando che squarcino l’oscurità delle coscienze di chi sa, ha sempre saputo e ha taciuto. Come nel caso di Elisa Claps.

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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