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| Autopsia: le urla di Elisa soffocate dopo 4 fendenti |
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28/04/2010 |
| Una coltellata. Poi una seconda, una terza e ancora una. Elisa, che già prima si era dovuta opporre a un tentativo di violenza sessuale, inizia a gridare, chiede aiuto e il suo aggressore gli si avventa addosso le tappa la bocca, le leva il respiro fino a lasciarla terra forse ancora con un alito di vita, ma immobile. Tra le 11.30 e mezzogiorno di domenica 12 settembre 1993 è successo questo nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza, l’ultimo posto in cui è stata vista Elisa Claps prima di sparire nel nulla per 17 anni e ricomparire, lo scorso 17 marzo, sempre in quel sottotetto della chiesa. A testimoniarlo ai magistrati della Procura di Salerno che seguono il caso è la perizia dell'autopsia eseguita dal prof. Franco Introna.
«Non conosciamo gli esiti della perizia», dice l’avvocato Mario Marinelli, difensore dell’unico indagato per quell’omicidio, Danilo Restivo, precisando che «è ancora secretata». Ma anche se il velo su quel documento chiave che ha raccolto il racconto fatto dai resti mortali di Elisa cadrà solo il prossimo 9 maggio, con la fine della secretazione imposta dalla procura generale di Salerno, alcuni elementi fondamentali già circolano e, tra questi, appunto le modalità della morte.
Accoltellata e poi soffocata dopo essersi opposta a un tentativo di violenza sessuale. Dati che i magistrati hanno già incrociato con quelli dei rilievi effettuati dagli esperti del rilevamento tracce della polizia scientifica secondo i quali tutto si sarebbe svolto in quel sottotetto dove Elisa sarebbe arrivata forse con un inganno, forse perchè rassicurata dalla presenza di altre persone, ma in ogni caso con le sue gambe, e non sarebbe più uscita. Ma proprio la ragazza, o meglio i suoi poveri resti, custodirebbero anche la «firma» dell’assassino.
Anche in questo caso la «svolta» vive solo nelle indiscrezioni, ma tra gli inquirenti c’è la convinzione «basata su elementi» che tra i materiali consegnati ai 5 periti nell’incidente probatorio disposto dal Gip Attilio Orio, ci sia anche il dna dell’assassino. Un codice genetico ancora non comparato ad altri (anche questo accertamento è parte della perizia) ma comunque una firma chiara anche se per leggerla bisognerà aspettare due mesi, ossia il tempo assegnato ai periti per dare risposte formali, inoppugnabili. Un tempo che rappresenterà anche l’attesa di mamma Filomena e di tutta la famiglia Claps per poter celebrare quei funerali di Elisa annunciati da subito «non in una chiesa, ma in piazza».
Una decisione dovuta ai dubbi e ai sospetti generali dal luogo del ritrovamento, un locale comunque di quell’unica chiesa che nel primo anniversario della scomparsa si rifiutò di suonare le campane in memoria di Elisa, ma che rischia di aggravarsi anche dalle altre circostanze che hanno fatto da contorno al ritrovamento del cadavere: il viceparroco che aveva visto quello scheletro già da due mesi, qualcuno che aveva spostato quella catasta di tegole e assi di legno che lo ricoprivano.
Circostanze di difficile comprensione per tutti, ancor più per chi è coinvolto direttamente, e, forse, rese ancor meno chiare dal necessario riserbo delle indagini che impedisce di rendere palese la ricostruzione fatta così come impedì, da appena si diffuse la notizia del ritrovamento anticipato, al questore di prendere parte a quella conferenza stampa che il vescovo Agostino Superbo, aveva convocato per chiarire tutto. La chiarezza, così, ancora non c’è. Anche per questa bisogna attendere.
di GIOVANNI RIVELLI
Gazzetta del Mezzogiorno
(nella foto Francesco Introna il potologo del caso Claps) |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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