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| Terranova: smottamenti e frane "storiche" |
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28/04/2010 |
| In montagna come al mare. A Terranova, come a Maratea. Anzi peggio. Sulla ex Statale 92, adesso arteria provinciale che dalla Valle del Sarmento porta a Terranova di Pollino, si verificano ormai da tempo, cedimenti del terreno che provocano disagi agli automobilisti. In località Acquafetente per un tratto di circa 60-80 metri la strada è interessata da vistosi fenomeni di dissesto. Alla fine degli anni Novanta l’Anas fece consolidare una parte del versante interessato, ma non si riuscì mai a completarlo definitivamente. Ma è solo uno degli esempi. Nel 1991 una delibera della Giunta Comunale di Terranova prende in esame la situazione della frana di località “Carolanza”, in atto dal 1986 e per la quale era stato speso, per somma urgenza, qualcosa come oltre un miliardo di lire. La frana della “Carolanza”, per la quale esiste anche un video realizzato dall’ufficio tecnico comunale che documenta l’ultimo, in ordine di tempo, passaggio che si è portato via il ponte di ferro e che rischia di distruggere l’ultimo antico mulino ad acqua rimasto, ha ripreso la sua attività poche settimane fa.
L’abitato è interessato verso valle da un’enorme frana che da Timpa Calvario si apre a ventaglio nei Calanchi fino a deviare il corso del Fiume Sarmento. Tutta la parte occidentale dell’abitato sorge su un antico terrazzo di frana. Evidenti segni di dissesto interessano in modo particolare i fabbricati compresi nell’area Costa, Piazza Carmine e San Rocco.
“Il territorio- spiega il geologo Salvatore Martorano, autore qualche anno fa di una relazione sulla conidzione idrogeologica, ancora più attuale che mai- versa in uno stato di grande degrado idrogeologico. Allo stato attuale basta un evento meteorico non eccezionale per scatenare immani forze che mettono in moto interi versanti un tempo ricoperti da grandi foreste. Se le frane ci sono è perché sono sollecitate da forze naturali, prima di tutto dall’acqua. Far scomparire il problema è impossibile. Si potrebbe convivere, attraverso una programmazione lungimirante e non solo mediante interventi di somma urgenza, assecondando le esigenze del territorio e trasformando in positivo le energie prodotte”.
Mariapaola Vergallito
foto di
Salvatore Martorano
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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