HOMEContattiDirettoreWebTvNewsNews SportCultura ed Eventi

 

 

Chiede la busta paga materano perde il suo posto di lavoro

22/04/2010



Chiede le buste paga, il saldo degli importi dovuti e la documentazione utile alla dichiarazione dei redditi, ma perde il posto di lavoro. E a causa di contributi non versati scopre che non ha neanche maturato il diritto al sussidio di disoccupazione per il 2008 ed il 2009. È accaduto a Rocco Venice, 31 anni, di Cirigliano, «quasi sempre disoccupato», ci tiene a precisare, che pur di lavorare aveva accettato di spostarsi a San Salvo, in Abruzzo.

La storia, comune ad altri operai, l’ha raccontata direttamente lui a Pronto Gazzetta. «Dopo un contatto telefonico, mi sono recato a Modena per un colloquio, avvenuto nei corridoi di una clinica, e per le visite mediche». Esito? «Positivo. Ma alla richiesta di firmare il contratto mi è stato risposto che, non avendo la data del mio inserimento in azienda, non potevo firmarlo. Pensai che era un modo gentile di dirmi di essere stato scartato».
Ed invece «il 15 luglio ricevo una telefonata che mi annuncia l’assunzione e le indicazioni per raggiungere il posto di lavoro. Chiedo del contratto e mi viene detto che l'indomani, prima d’iniziare, me lo avrebbero fatto firmare». Il giorno dopo, Venice si reca nel cantiere, ma dei titolari nemmeno l'ombra. «Ho continuato a premere per il contratto ma, dopo risposte infastidite, ho soprasseduto per non compromettere il lavoro».

Che mansioni aveva? «Guardiania, cioè sorveglianza all’ingresso del piazzale, con la possibilità di essere impiegato, senza poter rifiutare, come operaio generico di piazzale». Inizia a lavorare senza alcun contratto.

Poi, cosa accade? «Successivamente, tentano con l'inganno di farmi sottoscrivere un part-time di 4 ore per un totale di 20 ore settimanali che rifiuto di firmare, visto che di ore lavorative ne facevo 12 consecutive al giorno e 84 settimanali. Da quel momento mi sono reso antipatico e, dopo, mi è stato proposto altro contratto con imperfezioni, di forma e sostanza. Ho pensato alla cattiva fede dei datori di lavoro, ma ho dovuto firmarlo perché il primo era in scadenza e, diversamente, sarei andato a casa».

I suoi sospetti, però, l’hanno spinto a vederci chiaro. «Dopo qualche giorno ho chiesto un modello C1 storico, dal quale risultavo essere assunto part-time a 20 ore settimanali, nonostante quel contratto non l'avessi firmato». Oltre al danno, la beffa: «Dopo aver firmato la proroga, mi sono accorto che il contratto registrato era quello part-time per 2 mesi che non avevo firmato». Morale della favola? «Da lavoratore part-time, sono passato a lavoratore in nero».

Ha chiesto lumi? «Sì, mi hanno spiegato che da gennaio 2009 l’azienda sarebbe stata assorbita dalla centrale, ditta più solida, che avrebbe sistemato anche il mio problema». Invece? «Diventati dipendenti della coop La Centrale, che fa parte dello stesso gruppo Cores, con contratto di 8 ore giornaliere a fronte delle 12, la nuova azienda non vuole saldare ciò che mi era dovuto. Non solo: sulle buste paga la sede di lavoro risulta in un cantiere di Lodi, mentre era a San Salvo». Non è l’unica stranezza: «Firmo un contratto a tempo determinato, ma sono assunto a tempo indeterminato, come risulta negli uffici competenti e sulla prima busta paga. A maggio chiedo il saldo di quanto dovutomi, la busta paga, il “cud” e chiarimenti in merito».
Risposta? «Il 30 giugno ho perso il posto di lavoro, e non ho percepito il sussidio di disoccupazione, né il trattamento di fine rapporto. Non sono stati versati i contributi per 6 mesi, ci sono stati ammanchi sugli stipendi. C’è in atto un tentativo di conciliazione per chiedere anche i danni subiti, chiarimenti in merito al mio licenziamento. Ma, soprattutto, mi auguro che non si lascino ancora una volta impuniti i titolari e chi ha partecipato a vario titolo a questa truffa a danno della parte più debole: i lavoratori». Alla fine, Rocco è dovuto emigrare al Nord, ovviamente per cercare lavoro.

Piero Miolla
la gazzetta del mezzogiorno



ALTRE NEWS

CRONACA

12/06/2026 - Basilicata, Assoutenti: ''Rete Sportelli contro il sovraindebitamento delle famiglie''
12/06/2026 - Lavoro minorile, report UNICEF: raddoppiano i 15-17enni occupati
12/06/2026 - GdF. Sequestro da 55mila euro a Montalbano Jonico: nel mirino patrimonio di un pregiudicato
12/06/2026 - Natuzzi avvia la composizione negoziata della crisi: riorganizzazione degli stabilimenti e piano di rilancio

SPORT

12/06/2026 - A S. Severino Lucano La Randonnée “I Giganti della Lucania”
11/06/2026 - Gioacchino Fittipaldi in azzurro agli Europei di paraciclismo
11/06/2026 - Torna con l'11° edizione il Memorial Gigi Liguori a Policoro
11/06/2026 - Basilicata, proposta per la pet therapy: il CONI punta su Jannik Sinner come testimonial

Sommario Cronaca                                  Sommario Sport

Non con i miei soldi. Non con i nostri soldi
di don Marcello Cozzi

Parlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua



 



Agoraut - Associazione culturale di informazione territoriale - P.Iva: 01673320766 - Copyright© lasiritide.it - Webmaster: Armando Arleo