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| Melfi: Il teatro nella Casa circondariale con lo spettacolo “Io vado via" |
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20/04/2010 |
| Venti detenuti raccontano la storia degli emigranti di ieri e di oggi: succede alla Casa circondariale di Melfi dove giovedì 22 aprile andrà in scena lo spettacolo teatrale “Io vado via”, momento conclusivo dell’attività laboratoriale svolta nell’istituto penitenziario lucano dalla Cooperativa Zero in Condotta, in collaborazione con l’associazione culturale L’Albero.
A partire da ottobre 2009 e per il quinto anno consecutivo, infatti, alcuni detenuti del carcere melfitano sono stati coinvolti in un progetto artistico, educativo e culturale fortemente voluto dal responsabile dell’area educativa, Michele Giammatteo, e sostenuto dal direttore Giuseppe Altomare.
Ideato da Mariangela Corona - presidente della Cooperativa – e con la regia di Alessandra Maltempo – presidente dell’associazione - lo spettacolo teatrale “Io vado via” ripercorre la vicenda umana degli uomini costretti a lasciare la propria terra per cercare fortuna altrove.
Immagini, foto, video, dialoghi e canzoni scandiranno le tappe di un percorso spesso doloroso: dalla scelta di partire al momento del viaggio fino all’approdo nel nuovo mondo. Una storia che si ripete ciclicamente, accomunando gli emigranti di ieri – quelli che nei primi del ‘900 e negli anni ’50 partivano dall’Italia con le loro valige di cartone e poche foto stropicciate - a quelli di oggi, che si presentano sulle nostre coste con tutta la loro disperazione. Tutti con le stesse facce, la stessa paura, tutti accomunati dalla certezza della partenza e dall’incertezza dell’approdo.
“Abbiamo il dovere della memoria”, afferma Mariangela Corona. “Anche gli italiani sono stati emigranti: poveri, malvestiti, ignoranti, impauriti e coraggiosi. Qualcuno ce l’ha fatta, qualcuno no. Oggi che la storia si ripropone, la nostra memoria si perde dentro un razzismo che non potremmo permetterci. Perché quella gente siamo noi, siamo stati noi. Non dobbiamo dimenticarlo mai”.
Un piccolo omaggio pieno di rispetto e consapevolezza, insomma, che vedrà in scena alcuni detenuti, accompagnati sul palco da Palma Santangelo, attrice della compagnia “L’Albero”. “Mi ritengo molto fortunato ad aver avuto la possibilità di frequentare questo laboratorio – spiega Alfredo, uno dei detenuti che ha partecipato alle attività - perché è riuscito a trasmettermi, in un posto brutto, tante cose belle”. “Il teatro è un'arte che produce sempre effetti positivi – gli fa eco Salvatore - perché dà la
possibilità di confrontarsi con gli altri, di mettersi in gioco, di ritrovarsi e sperimentarsi”.
In Italia il teatro in carcere è ormai una realtà diffusa. A partire dagli anni ’70, quando un vasto movimento d’opinione cominciò a chiedere un carcere meno segregante, la situazione è andata migliorando anche grazie alla legge Gozzini del 1986 che tentò di avviare un effettivo processo di riabilitazione. Soprattutto negli ultimi dieci anni il fenomeno ha assunto un peso rilevante, all’interno di un generalizzato impegno del mondo del teatro a intervenire nei territori del disagio.
La Casa circondariale di Melfi è un carcere esclusivamente maschile, che ospita circa 190 detenuti, in maggioranza campani, pugliesi, siciliani - pochi i lucani e gli extracomunitari; ha 6 sezioni, di cui una per l'alta sicurezza.
Zero in Condotta è una cooperativa sociale nata a Melfi nel 2000 ad opera di artisti, educatori ed operatori sociali che, credendo nel potere educativo e ricreativo delle arti, le utilizza come strumenti di prevenzione e cura del disagio. In 10 anni di attività Zero in Condotta ha organizzato e continua a promuovere, in collaborazione con diversi enti pubblici, decine di laboratori rivolti soprattutto a bambini, ragazzi e persone con disabilità di tutto il territorio regionale. La Cooperativa gestisce nei 10 Comuni dell’ambito Vulture il servizio di “Assistenza domiciliare per i bambini e le loro famiglie” e di “Centro diurno per l’infanzia e l’adolescenza”, e nel Comune di Rionero in Vulture il “Centro diurno per persone con handicap grave”.
L’associazione culturale L’Albero – che eredita e porta avanti in Basilicata l’esperienza quindicinale de L’Albero di Minerva – svolge attività culturali rivolte prevalentemente a bambini e ragazzi. L’associazione, con sede a Melfi, si occupa anche di formazione in discipline dello spettacolo, eventi e progetti culturali, casting per cinema, televisione e spot pubblicitari, produzione di spettacoli dal vivo e di cortometraggi.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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