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| Morto per il lavoro che non c'è |
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17/04/2010 |
| E' stata la paura di non riuscire più ad arrivare a fine mese a spingere Mario Farisano a farla finita. Lavorava nella nuova Renopress di Budrio, in Emilia Romagna, azienda che produce ricambi per auto, e il futuro lo spaventava per colpa della cassa integrazione. Aveva 44 anni, era di Episcopia; una moglie originaria di Tursi, due figlie e una grande passione per la musica e per il karaoke. Viveva in Emilia Romagna da una decina di anni.
Ieri dopo aver accompagnato la sua bambina più piccola all' asilo, è sceso in garage, ha preso la corda per saltare della figlia e si è impiccato. A trovare l' operaio è stato il suo vicino di casa, altro dipendente in cassa integrazione della Renopress. Lui e il cognato di Mario sono saliti all' ultimo piano del piccolo condominio di via Fratelli Rosselli, a Marmorta, frazione di Molinella, ma non c' era nessuno.
Sono scesi in strada e il cognato di Mario ha notato le chiavi attaccate alla serratura del garage. Lo hanno trovato così. Proprio ieri mattina, mentre i carabinieri e l' ambulanza del 118 erano già in via Rosselli, a casa dell' operaio quarantaquattrenne è arrivata una telefonata.
Ha risposto un familiare di Mario. Era un' azienda della zona che lo contattava per un colloquio di lavoro. Lui, ovviamente aveva spedito diversi curriculum, si stava guardando intorno. Ma la telefonata non è arrivata in tempo.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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