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"Elisa morì dissanguata. Forse non fu l'assassino a nascondere il corpo"

14/04/2010



Un altro passo avanti nel caso Claps. Oggi il giudice per le indagini preliminari di Salerno, Attilio Iorio, affiderà l’incarico al perito che dovrà cercare le tracce di dna sui reperti trovati nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, dove il 17 marzo scorso è stato ritrovato il corpo della studentessa scomparsa il 12 settembre del 1993. Analisi da eseguire con la forma dell’«incidente probatorio», ossia alla presenza dei periti di parte, poiché comporteranno la distruzione di reperti biologici e non saranno più eseguibili. E oltre al materiale portato dal sottotetto, saranno esaminati i reperti biologici prelevati dal corpo della ragazza, in particolare il «letto ungueale» mummificato e i denti, alla ricerca di dna diversi da quelli di Elisa che potrebbero rivelare l’identità dell’assassino.
Ma l’interesse degli investigatori, ora, non si ferma qui. La vicenda, i cui contorni sembrano passare sempre più da quelli di un giallo a quelli di un «romanzo noir», pone interrogativi che lasciano intravvedere altre responsabilità. In particolare si sta cercando di dare corpo ad altre «ombre » che ci sarebbero nel sottotetto della chiesa. Perché appare inspiegabile come mai Elisa possa aver accettato di salire in quel sottotetto da sola con quello che sarebbe poi diventato il suo carnefice, dopo aver lasciato l’amica Eliana in piazza (come poi raccontato dalla stessa ragazza) con un appuntamento a pochi minuti dopo per andare a incontrare Danilo Restivo, cosa detta sia da Eliana che da Danilo.
Più facilmente, Elisa avrebbe potuto accettare di entrare in quel sottotetto se ci fossero state più persone, e poi potrebbe essere stata lasciata sola, con un metodo che non rappresenterebbe un inedito nella vita del centro «Newman», visto che, ad esempio, proprio Restivo in altre occasioni avrebbe invitato alcune delle persone presenti nei locali ad allontanarsi per restare da solo con una ragazza.
Ma non è tutto. Perché qualche «ombra» in quel sottotetto si muove anche dopo l’agguato mortale. Le indiscrezioni che parlano di un accoltellamento e una morte per dissanguamento (ma una conferma si potrebbe avere oggi) sembrano confermare la convinzione degli inquirenti che il corpo sia stato occultato sotto il cumulo di tegole e assi di legno che lo ha custodito per 17 anni, non subito ma nei giorni successivi alla morte.
Ma chi sarebbe entrato in quella chiesa che il parroco, don Mimì Sabia, aveva chiuso per andare alle terme, per compiere quell’operazione? E perché? Domande a cui il prosieguo delle indagini proverà a dare risposte, esplorando responsabilità che potrebbero andare oltre quella dell’assassino.
di GIOVANNI RIVELLI
Gazzetta del Mezzogiorno



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