Fa tappa allo Smeraldo-Ventaglio di Milano il tour invernale di Mango “ Gli amori son finestre” : tutto esaurito, da tempo per uno degli appuntamenti musicali più attesi della stagione meneghina,ormai un vero e proprio “classico”, che va in scena in uno dei teatri più prestigiosi e capienti della città. La folla di giovinette e mamme si accalca all’ingresso ,con la tenue speranza di vedere,magari solo di sfuggita,il cantante di Lagonegro. Speranze vane, ma l’attesa dura poco,fino alla successiva e reclamata apertura delle porte: tutti in fila vociante,durante la quale si canticchiano le canzoni più conosciute,più amate. Sembra un ripasso generale dei motivi che da lì a poco canteranno con l’autore.
Finalmente in sala,subito stracolma. Ti guardi in giro e ti accorgi, senza problemi, che la maggioranza degli spettatori è “dei nostri”,della stessa lingua del sud che senti quasi sottovoce,quasi con il timore di farsi riconoscere,ma,con un cenno d’intesa reciproco, gioisci per l’appuntamento tanto atteso.
Il pubblico è impaziente, lo reclama a gran voce, fa capire che ha subito voglia del suo idolo. Tutti gli sguardi sono fissi sul palcoscenico;si fa buio in sala,cresce l’applauso,diventa ovazione ad accompagnare la sua entrata in scena. Dalla tasteria di Rocco Petruzzi parte una musica dolce,un preludio accattivante ma,quasi miraggio, una voce proviene dall’ingresso della sala : è lui,è finalmente Mango che,di lungo vestito,quasi asceta, si avanza nel buio quale dantesca fiammella,tra la folla stupita,lentamente, come le note intonate,fino a salire sul palco. L’incontro è avvenuto, gli applausi sembrano cessare ,finchè, a pieno regime, la sua “band” intona l’incipit de” La mia città.”
La sua voce è il treno veloce che porta tutti tra i vicoli di Lagonegro, la sua città,anzi,per certi versi,la “nostra” città, dalle nuvole bianche e dalla ferrovia,vecchio ricordo di tempi migliori. La cantano tutti,insieme a lui e via via,canzone dopo canzone,come prodigioso Flauto magico, Mango li trascina,quasi in estasi, nelle melodie delle sue canzoni più belle. Ecco, Come l’acqua, Lei verrà, Come Monna Lisa, Sirtaki, Bella d’estate, Disincanto,tanto per citarne alcune. Lo spettacolo vola alto,con i cuori sospesi, inebriati dalla sua voce:non hanno più età,il tempo sembra fermarsi per carpire fino nell’intimo quelle tonalità auree che solo la sua voce sa dare.
Mango parla con il suo pubblico,ci dialoga, finchè una sua fan,ritta e coraggiosa, gli grida “benedetta sia la tua Mamma che ti ha fatto”;un’altra “ Sei sexy” e lui annuisce e rassicura con un pizzico di civetteria. Insomma, la serata va avanti in uno sdoppiarsi continuo,un po’ Mango,un po’ Pino,tutto intero,però,per un teatro in delirio che gli tributa il suo affetto,la sua ammirazione.
Il tempo vola in una serata di festa continua,in un abbraccio che sembra non debba finire mai. La fine,purtroppo,arriva anche per il concerto. Mango è stanco,ha dato tutto. Un “ciao e grazie” ,quasi sussurrato scrive la parola fine,almeno nelle sue intenzioni. Il teatro insaziabile invoca il suo idolo,lo rivuole sul palco, ha fame di altra bella musica,di altre sensazioni. Riappare,infine, e regala alla “sua” gente altre due canzoni ,che canta stringendo mani e spargendo sorrisi al pubblico ai piedi del palco. E’ davvero la fine? Manca ancora qualcosa,una canzone per salutare i fans impazziti. Fasci di luce blu e gialla illuminano con lampi festosi un volo felice. È La rondine,davvero l’ultima,cantata da tutti,fino alla fine,fino alla conclusione,stavolta definitiva,di questo straordinario e indimenticabile concerto dell’anima.
Da Milano
Giovanni Labanca
nelle foto: un momento dell'esibizione e un gruppo di lucani(da Terranova,Valsinni,San Giorgio) al concerto
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