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Cambi di casacca,ecco l'hit-parade dei politici lucani

14/02/2010



Mettiamo le mani avanti: ci sarà qualcuno che si risentirà, accusandoci di aver confuso l'evoluzione di un percorso politico in trasformismo. Guai a chiamarli transfughi o, peggio ancora, voltabandiera. Tutt'al più ammetteranno di essere «vittima» di un sistema politico bipolare in cui le componenti situate al centro dei due fronti vivono periodicamente stagioni di reciproca attrazione. Tutti incantati dalle tentazioni di una «casa comune dei moderati » che affiorano ciclicamente. Soprattutto a ridosso delle elezioni.

Un fatto è certo: i cambi di casacca – a prescindere da come si voglia etichettarli – hanno caratterizzato l'ultima legislatura in Basilicata. Nella top five del «gioco dei quattro cantoni» ci sono consiglieri che spesso hanno incrociato le proprie strade alla ricerca di un centro... di gravità permanente.

Al primo posto c'è il presidente uscente del consiglio regionale, Prospero De Franchi, 60 anni, eletto con l'Udeur e approdato nel Centro popolare-La Rosa per la Basilicata dopo sei cambi. Le sue «traiettorie» intercettano per uno scampolo di legislatura quelle della consigliera Rosa Mastrosimone, 46 anni, entrata col marchio Udeur, fondatrice di Alleanza Democratici di Centro, un breve «flirt» con i Dec di Falotico e la scelta di aderire all'Idv con il quale si presenterà alle prossime elezioni regionali.

Ha fatto tappa proprio nell'Idv Giovanni Carelli dopo essere stato eletto nelle fila di Uniti nell'Ulivo. Ma la sua permanenza nei dipietristi è durata poco più di sette mesi: il resto del percorso è targato Centro Popolare- La Rosa per la Basilicata. Particolarmente «vivace» anche Francesco Mollica, 51 anni, entrato in consiglio regionale il 10 giugno 2005 con i Verdi. Coincidenze astrali: il suo viaggio trova un punto di contatto con De Franchi, Mastrosimone e Carelli fino alla decisione di sposare la causa del Movimento per le Autonomie.

La vita politica di De Franchi, Mastrosimone, Mollica e Carelli, insomma, è stata tutt'altro che monotona. Ma i loro passaggi si sono consumati sempre all'interno del centrosinistra. A fare il salto più lungo, passando da uno schieramento all'altro, è stato Antonio Di Sanza, 48 anni: da Forza Italia a Per le Autonomie, da L'Italia di Mezzo a Uniti nell'Ulivo fino ad approdare al Pd. Un percorso graduale di avvicinamento alla meta, quasi fosse un viaggio di purificazione.

È una storia diversa, ma il salto triplo l'ha compiuto anche Roberto Falotico, ex assessore Pd, fondatore dei Dec: nelle ultime amministrative ha scelto il centrodestra e farà lo stesso alle regionali dopo i veti dei pidiellini e il conseguente fallimento dell'alleanza con i rutelliani.

Ci sono, infine, casi di distacchi dalla casa madre per divergenze e attriti che, in un quadro generale camaleontico, si traducono in clamorosi ritorni all'ovile: è quanto è accaduto, ad esempio, a Gaetano Fierro. Il suo viaggio, cominciato con l'Udeur e proseguito con la Federazione dei Popolari di Centro, è terminato (per ora, visto l'andazzo) nell'Udc da dove, nel recente passato, ha lanciato fulmini e saette contro la coalizione di centrosinistra e il governo De Filippo di cui aveva fatto parte come assessore.

Oggi il partito di Casini ha scelto in Basilicata di entrare a far parte del centrosinistra. Morale: Fierro si ritrova a sostenere (?) De Filippo e a dividere il tavolo con l'ex amico dell'Udeur, Luigi Scaglione, dei «vituperati » Popolari uniti, uno dei pochi a potersi fregiare dell'etichetta di fedele alla linea.
di MASSIMO BRANCATI
la gazzetta del mezzogiorno



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