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Il futuro della sostenibilita' ambientale, Pappaterra a Mediterre

1/02/2010



L'Idea della sostenibilità come motore e non condizione dello sviluppo, quella che inverta le priorità economiche e apra il mondo alla terza rivoluzione industriale, s'ispira a ciò che Nichi Vendola, il presidente della Regione Puglia chiama “Futurologia”. Che guarda alla ricchezza intrinseca a ciò che è stato sempre ritenuto “rifiuto”, scarto. In questo senso i Parchi del Mediterraneo assumono una nuova dimensione, di cui si è dibattuto nei giorni scorsi con il governatore della Puglia a Mediterre, la rassegna dedicata all’ambiente e ai Parchi del Mediterraneo, organizzata dalla Regione Puglia e da Federparchi. alla quale è intervenuto pure il presidente del Parco Nazionale del Pollino, Domenico Pappaterra il giorno dell'inaugurazione con Vendola e il presidente di Federparchi, Giampietro Sammuri.

“I parchi - ha spiegato l’assessore regionale all’Ecologia, Onofrio Introna - devono essere considerati una risorsa economica, sia per le potenzialità offerte al turismo sostenibile, sia per la capacità di stoccaggio dei gas serra che fa dei nostri boschi un tesoro da oltre 600 milioni di dollari (calcolando il valore della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra)”. Vendola ha snocciolato i risultati ottenuti dalla sua Regione nella lotta all'inquinamento atmosferico originato dalla mobilità e anche quelli ottenuti sul fronte rifiuti, grazie alla chiusura di tre discariche e alla realizzazione degli impianti per il completamento del ciclo dei rifiuti.

Pappaterra, dal canto suo, nel presiedere, alla Cittadella della Cultura di Bari, il dibattito di apertura sul tema “Dopo Copenaghen: il clima cambia?” ha ricordato che «L’Accordo di Copenaghen, rispetto alle attese, è davvero poca cosa. E' giunto dopo il il Protocollo di Kyoto con il quale, nel 1997, 37 Paesi industrializzati si impegnavano a tagliare del 5,2% rispetto al 1990 le emissioni di gas nocivi, sulla scia di un processo cominciato a Rio De Janeiro nel 1992, quando per la prima volta si parlò della necessità di controllare, su base volontaria, le emissioni di gas serra. Ma non ha prodotto granché, se non un ulteriore rinvio, perché questi vertici mondiali esprimono una gradualità fatta di rinvii, impegni assai limitati, ignorando gli interessi dei territori meno capaci di difendersi dagli effetti del degrado del pianeta. La filosofia che si afferma con queste posizioni è “le generazioni di oggi non intendono troppo sacrificarsi per le generazioni future”. Una brutta filosofia che va combattuta e soprattutto ribaltata. In questa direzione è stato molto importante capire cosa sta facendo il governo italiano e le stesse Regioni a cominciare dalla Puglia».

All'incontro hanno preso parte, oltre Vendola, Introna, e Sammuri, Daniele Mazzonis, della Commissione Nazionale Italiana dell'Unesco e i rappresentanti del Comune di Bari. Hanno relazionato Giovanni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, Antonio Navarra, direttore del Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici, Angelo Raffaele Consoli, presidente del CETRI, Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale. Ne hanno discusso, moderati da Davide Carlucci, giornalista de “la Repubblica”, Giorgio Assennato, direttore generale ARPA Puglia, Antonio Lumicisi, del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Vitantonio Martino, presidente AIDAP, Associazione Italiana Direttori e Funzionari Aree Protette, Didier Olivry, direttore del Parco naturale regionale della Camargue, Edoardo Zanchini, della Segreteria nazionale di Legambiente.

Mediterre 2010 è stata la prima iniziativa nazionale dopo il vertice di Copenaghen e per questo la Regione e la Federazione dei Parchi e delle Riserve naturali hanno pensato di dedicargli la riflessione d'apertura con riferimento alla situazione in Italia e nella Puglia.

Il dibattito che n'è scaturito ha tirato le somme sul dopo Copenaghen e le ripercussioni che da qui ai prossimi anni le scelte o non scelte prese dai grandi della terra avranno sul clima. Ma anche per ribadire, come ha fatto l'ospite francese Didier Olivry, Direttore del Parco Naturale Regionale delle Camargue, che un sistema Parchi del Mediterraneo è la direzione giusta.




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