|
| Se chiude un alimentari a Calvera... |
|---|
22/01/2010 |
| Nei piccoli comuni i servizi commerciali presenti si possono contare sulle dita di una mano. E così capita che, quando uno di questi esercizi commerciali chiude, l’assenza si avverta in maniera sicuramente più acuta. E quando si tratta di un negozio che vende prodotti alimentari questa assenza è triplicata. Succede, così, che la chiusura di un negozio di generi alimentari nel comune di Calvera (sulla carta 420 abitanti) si trasformi in qualcosa di più che in una croce posta su un’attività che non c’è più. Tutto comincia alla fine del 2009. Il 31 dicembre la titolare del negozio di alimentari di Calvera decide di chiudere l’attività. In pensione da qualche anno, gestiva l’unico negozio in grado di fornire prodotti freschi, non imbustati, salumi, soprattutto. Per altre tipologie di generi alimentari (pasta, pane o cibi in scatola) esiste un altro punto vendita che fornisce anche tabacchi. Non riusciamo ad incontrare la diretta interessata, che, apprendiamo essere restia a raccontare a mezzo stampa una “storia normale, di un negozio chiuso perché la titolare è andata in pensione”. In merito a questa vicenda, però, abbiamo sentito il sindaco del Comune, Giuseppe Libertella. “Il negozio di alimentari ha chiuso- conferma- non per l’impossibilità di farlo sopravvivere economicamente ma perché, effettivamente, la signora è andata in pensione. Inizialmente aveva deciso di cedere il negozio alla figlia, ma poi ha deciso di chiudere”. Ma la chiusura del negozio di piazza Vittorio Emanuele tiene banco anche da un altro punto di vista. Per capire di cosa si tratta ne parliamo con la titolare di uno dei due bar del paese, Rosa Faillace.
“Uno dei servizi offerti da sempre nel nostro bar- dice la signora- è la vendita dei panini. Lo abbiamo sempre fatto. Quando, a fine anno, è venuto a mancare il negozio di alimentari i clienti sono venuti da noi a chiederci di poter acquistare gli affettati sfusi. E’ stato un servizio che abbiamo deciso di offrire solo ed esclusivamente per necessità e per evitare che i cittadini, perlopiù anziani, dovessero pagare qualcuno per recarsi nei paesi vicini per comprare un etto di prosciutto”.
“Il bar non ha la licenza adatta- controbatte il sindaco- e per questo non potrebbe attrezzarsi a negozio di insaccati”. “Noi non vogliamo diventare un negozio di alimentari- spiega la signora- e se qualcuno aprisse un altro punto vendita saremmo contenti. Abbiamo solo fatto fronte ad un problema sorto proprio in un periodo, Natale, durante il quale a Calvera c’era un po’ più di gente”.
Ma si vive davvero così male nei piccoli comuni dell’area sud? La vivibilità è misurata dal numero dei servizi presenti nei paesi? E i servizi sono sempre carenti rispetto al numero di abitanti? “Da noi non ci sono grossi problemi- dice, per esempio, il sindaco di Teana, Nicola Trupa- resistiamo con i nostri 4 negozi di alimentari”. A Carbone, invece, ce ne sono 5 di botteghe alimentari, due macellerie, un panificio, un’edicola, 4 bar, una farmacia, un’oreficieria, uno sportello delle poste.
A Calvera, per esempio, oggi non ci sono più 6 alimentari e 5 frantoi come qualche anno fa. Ma c’è un panificio, 2 bar, una farmacia, un medico, 3 ristoranti e vari servizi di artigianato. Spesso arrivano i venditori ambulanti che portano la frutta e il trasporto carne è su prenotazione. Eppure le persone che incontriamo nel bar non sembrano soddisfatte. “Trenta anni fa qui c’erano addirittura 6 negozi di alimentari, oltre al calzolaio, al fabbro e a 5 o 6 frantoi. Oggi i frantoi non ci sono più e ci dobbiamo rivolgere a Carbone o a Senise”. A parlare è Pasquale Castelluccio, novantenne di Calvera, che nel ricordare i tempi passati, confrontandoli al presente, conclude “ho 3 figli e sono tutti via”. “Siamo 420 abitanti sulla carta- dicono- ma in qui vivono effettivamente 280 persone. Sono soprattutto anziani che non hanno la macchina. E come fanno a recarsi negli altri comuni? Devono chiamare il noleggiatore e pagare per spostarsi, magari solo per comprare una mozzarella”.
Un problema che sembra riguardare tutti i piccoli comuni, ad esempio, è l’assenza di un adeguato piano commerciale. “Quello di Calvera- spiega il sindaco- è vecchio e non ci sono controlli. L’intenzione è quello di riproporne uno che organizzi e ordini meglio i servizi commerciali presenti sul territorio di Calvera”.
“Il negozio di alimentari che ha chiuso- ci spiegano- aveva avuto una ordinanza di sgombero e in seguito alla legge sul terremoto doveva essere ristrutturato. Per non affrontare ulteriori spese occorreva spostare l’attività momentaneamente in un locale magari comunale. L’impossibilità di fare questo, è possibile sia stata una delle cause della chiusura”. “Su quel locale c’è un’ordinanza parziale che risale alla fine degli anni Novanta, quel negozio avrebbe chiuso comunque” spiega invece il sindaco Libertella. Adesso si attendono giovani che si facciano avanti per aprire un nuovo negozio.
Ma nella guerra dei numeri che non ci sono la soluzione si chiama consorzio. Consorzi di comuni per garantire i servizi basilari come i trasporti. Calvera lo sta già facendo per il trasporto scolastico a Senise con i ragazzi delle medie.
Mariapaola Vergallito
|
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |