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| Neonatologia, porte chiuse ai pazienti «emigranti» |
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20/01/2010 |
| Parti prematuri e neonati che presentano gravi problemi di salute: fino a sabato scorso il reparto di patologia neonatale dell’ospedale San Carlo di Potenza era in grado di dare una risposta. A tutti. Ma l’operatività del settore, già messa a dura prova dalla cronica carenza di neonatologi, è ora ridotta ai minimi termini. Di qui la decisione di chiudere le porte all’«immigrazione sanitaria»: con una lettera indirizzata a tutti gli ospedali lucani e al 118, la direzione sanitaria del nosocomio potentino ha sottolineato la necessità di fermare il flusso in entrata al reparto (l’unico di terzo livello in Basilicata per l’assistenza dei neonati) proveniente da fuori città. E chi si rivolge al pronto soccorso? Qui ci sarà un filtro. Se le condizioni saranno tali da prefigurare un’emergenza, potrà essere ammesso nel reparto di patologia neonatale nonostante l’«embargo». Ciò è possibile grazie alla prassi di prevedere una riserva di posti proprio per tamponare l’imponderabile, il caso dell’ultima ora.
È quanto prevede il protocollo messo a punto, circa un anno e mezzo fa, dal San Carlo: «Quando ci sono situazioni di sovraccarico e di riduzione del personale - spiega Sergio Schettini, direttore del Dipartimento Materno infantile - blocchiamo i trasferimenti dall'esterno, dalle altre aziende sanitarie, mentre garantiamo l’ingresso dal nostro pronto soccorso. Accade lo stesso quando abbiamo le culle termostatiche piene e non possiamo consentirci il lusso di prendere altri neonati in difficoltà. È una situazione - assicura Schettini - temporanea che richiede questo tipo di soluzione per non trovarci di fronte ad un’emergenza ingestibile». Quale? La donna di Matera (o di un qualsiasi altro centro limitrofo) alle prese con un parto gemellare o prematuro che bussa alle porte del reparto non in grado di accoglierla e curarla. Colpa, principalmente, di un organico carente: oggi in servizio ci sono quattro neonatologi (oltre al primario), assolutamente insufficienti a coprire il fabbisogno del reparto. In pianta organica, per la verità, ci sono altri due medici, uno dei quali è in aspettativa dal 15 dicembre scorso e l’altro - reduce, come i suoi colleghi, da turni massacranti - in malattia. Si è in attesa dell’arrivo, in questi giorni, del vincitore del concorso del 7 gennaio scorso che, in realtà, non avrebbe ancora deciso se accettare o meno l’incarico. Quant’anche fosse effettivamente ricoperto, potrebbe rivelarsi solo l’anti - camera di una nuova (e ciclica) emergenza di organico. Pronta a riesplodere di fronte a una figura specializzata (il neonatologo) sempre più «merce rara» in tutta Italia.
Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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