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| Si allontana per andare in bagno: licenziato |
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19/01/2010 |
| «Massimo Pignone, operaio dell' Italtractor di Potenza e membro della segreteria provinciale della Flm Uniti-Cub è stato licenziato. L'azienda gli contesta di essersi allontanato per pochi minuti dalla propria postazione, a causa di motivi fisiologici urgenti, recandosi al bagno senza avvisare il capoturno. Massimo Pignone si è limitato a rispondere con poche e civili battute alla provocazione, riprendendo normalmente il lavoro. Ma subito dopo è scattato il licenziamento». È la ricostruzione denuncia del fatto secondo Italo Di Sabato, segretario regionale del Prc.
«Massimo Pignone - ricorda Di Sabato - è stato uno di promotori della lotta contro la volontà dei dirigenti dell'Italtractor di porre in mobilità 190 lavoratori nel luglio 2009». A giudizio dell’esponente del Prc, dunque, il licenziamento avrebbe poco a che fare con l’episodio in sé ma sarebbe stato un modo per vendicarsi contro l’uomo impegnato nelle battaglie sindacali. Peraltro, dice Di Sabato, Pignone era già stato penalizzato «facendogli fare pochissime giornate di lavoro: l'azienda infatti è arrivata a fargli fare solo un giorno di lavoro a settimana. Molte volte neanche quello ». Pignone (famiglia con due figli) «ha dovuto sopravvivere con nemmeno mille euro al mese». E lui, con il suo camper, «è stato presente tutti i giorni nel caldo di agosto al presidio degli operai della Lasme di Melfi». E adesso è arrivato il licenziamento. Rifondazione comunista annuncia la mobilitazione sul caso.
SE L'OPERAIO E' LICENZIATO PER «PIPÌ» IRREGOLARE
di Mimmo Sammartino
La crisi è crisi. E pensavamo di aver già veduto tutto: aziende che chiudevano e licenziavano a causa di una concorrenza imbarbarita; e altre, tutt’altro che «decotte», che (magari dopo aver fruito di lauti benefici pubblici) non hanno esitato a mettere sulla strada frotte di lavoratori perché c’è sempre un altrove in cui manodopera e diritti costano meno che qua. Tutto questo è già accaduto e (c’è da temere) continuerà ad accadere. Ma, anche nell’era della creatività al potere, che un lavoratore potesse essere messo alla porta per una «pipì» non autorizzata, non lo si era ancora visto. La difesa del posto di lavoro, d’ora in poi, non sarà più questione di diritto. Ma di catetere.
Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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