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| Basilicata del 2010 Si ricomincia da 3? |
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28/12/2009 |
| Bilanci di fine 2009. Di un anno e di un decennio. In un clima di confusione, si scomodano parole e sentimenti estremi (amore, odio) quando basterebbe che si tenesse conto di sobrietà, responsabilità e un po’ di decenza. Ci si arrovella nella ricerca di slogan per «comunicare » la politica. Basterebbe sforzarsi per trovare un'idea, capace di seguire un filo di coerenza, non prona agli interessi dei forti (a discapito dei più deboli), per rispondere alle necessità immediate dentro la prospettiva di un progetto. Non dimenticando che, tutto ciò che si ha, è concesso in prestito. E che ogni generazione ha il dovere di riconsegnare quanto ricevuto, integro, a chi verrà dopo.
A giorni si chiude il primo decennio del Millennio. L'ultimo del '900 era cominciato, in Basilicata, con la speranza e la scommessa (cominciata nel dopo-terremoto ‘80) sulla nuova industrializzazione. Portatrice di sviluppo e di lavoro. Ma le fabbriche hanno spesso tradito le attese. In poche si sono radicate sul territorio. Tante hanno utilizzati i fondi pubblici, graziosamente elargiti, per tagliare la corda alla prima difficoltà o nuova occasione. Alle spalle hanno lasciato deserti e la disperazione di chi ha perduto il lavoro.
Non ha portato ricchezza neanche il petrolio. Ci restano territori impoveriti e spopolati. Con infrastrutture attese e mai realizzate. Lo scambio, fra terra sfruttata e compensazioni, non ha premiato i lucani. Non un aeroporto. Ma neanche un servizio ferroviario dignitoso o la messa in sicurezza delle «strade della morte». Il bilancio della Basilicata, a fine decennio, è quello di una regione che non ha compiuto il salto auspicato.
Ma, quel che è peggio, non si intravede all’orizzonte un progetto capace di recuperare ritardi e false partenze. Classe dirigente è quella che sa autovalutarsi e distinguere fra scelte giuste e quelle errate. E che sa dire: ricomincio. Magari non da zero. Magari da tre: dai territori, dai propri giovani, dalla sintesi fra saperi, tradizioni e innovazione, per esempio.
Mimmo Sammartino
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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